Il Dalai Lama civis romanus e la Cina si offende

Per sottolineare l’arroganza cinese rendiamo noti il disappunto e i rimproveri che la Cina muove all’Italia per l’omaggio reso al Dalai Lama il 9 febbraio appena trascorso. La Cina dimentica che il nostro paese ancora non le appartiene.

«Ci saranno conseguenze nelle relazioni tra Cina e Italia». Il governo di Pechino minaccia ritorsioni dopo il breve passaggio del Dalai Lama nel nostro paese. Una visita di appena due giorni, durante la quale il leader buddista non ha avuto incontri di governo e ha ricevuto la cittadinanza onoraria da Roma e Venezia «per il suo instancabile impegno di pace e tolleranza». Dal punto di vista di Pechino, il Dalai Lama continua invece a rappresentare un «pericoloso separatista travestito da monaco». «Manifestiamo il nostro forte malcontento e la nostra contrarietà» commenta Jiang Yu, portavoce del ministero degli Esteri secondo cui i riconoscimenti italiani avrebbero «offeso» il popolo cinese. Il tono è stato ultimativo. «Speriamo che l´Italia – dice Jiang – presti attenzione alle profonde preoccupazioni della Cina e adotti immediate ed efficaci misure per correggere l´impatto negativo e mantenere il salutare e stabile sviluppo delle relazioni bilaterale».

La protesta di Pechino non coglie nessuno di sorpresa. Ogni volta che il Dalai Lama viene ricevuto da una qualche autorità occidentale, il governo cinese si fa sentire. La Farnesina ha immediatamente preso le distanze dai due sindaci, Alemanno e Cacciari, ricordando che i comuni decidono in «piena autonomia e assumono le loro decisioni in assoluta indipendenza dal governo». «Ribadiamo – ha precisato il ministero degli Esteri – il nostro sostegno alla politica di una sola Cina». Sulla questione tibetana, i governi italiani hanno sempre scelto una posizione di estrema prudenza: né Prodi né Berlusconi hanno voluto incontrare il Dalai Lama durante le sue ultime visite.

Una soluzione al suo esilio – che dura ormai da cinquant´anni – sembra sempre più lontana. Proprio ieri, il sindaco della capitale tibetana ha accusato il leader buddista di fomentare la violenza in vista dell´anniversario dell´esilio, il 10 marzo 1959. «C´è chi non vuole lo sviluppo pacifico di Lhasa» ha detto Cao Bianjiang. A Venezia «Oceano di Saggezza», come lo chiamano i tibetani, si è rivolto alla folla: «Abbiamo bisogno del vostro appoggio». Tra la pioggia e l´acqua alta, ha anche trovato modo di scherzare. «Sono un po´ spaventato da tutta quest´acqua» ha ironizzato lui, cresciuto nel paese delle nevi. Nella Biblioteca Marciana, il Dalai Lama ha anche potuto vedere il testamento di Marco Polo e il mappamondo di Fra Mauro che già parlavano del Tibet nel ‘400: da allora il suo popolo ha subito molte dominazioni. «Il peggio – ha confessato il Dalai Lama – è sentire di non poter far nulla».

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.