Il crimine del prelievo forzato di organi in Cina non riceve la giusta attenzione

Non si parla ancora abbastanza, del triste primato del Partito Comunista Cinese (Pcc) sulle gravi violazioni dei diritti umani contro i suoi stessi cittadini. A sostenerlo è Levi Browde, direttore esecutivo del Falun Dafa Information Center, che informa sulla situazione di uno dei maggiori gruppi di perseguitati religiosi in Cina.

Nell’intervista di approfondimento con Michael Harrison, editore della rivista Talkers, Browde descrive in dettaglio le atrocità della prigionia ingiustificata, della tortura e persino del prelievo forzato di organi che i praticanti della disciplina spirituale ‘Falun Dafa’ affrontano in Cina.

La Falun Dafa, conosciuta anche come Falun Gong, è una pratica cinese composta da cinque esercizi di meditazione e da insegnamenti spirituali basati sui principi di ‘Verità, Compassione e Tolleranza’. Nonostante l’apparenza innocua, negli ultimi due decenni è stata severamente perseguitata dal Pcc. E anche in modo atroce.

Il sistema cinese di trapianti di organi negli ultimi anni è stato esaminato a fondo: nel giugno 2019, un tribunale popolare indipendente con sede a Londra ha sentenziato che, «oltre ogni ragionevole dubbio», il Pcc prendeva e prende di mira i prigionieri di coscienza per i loro organi. I praticanti del Falun Gong ne erano e sono la fonte principale.

Durante il podcast del 18 agosto, Browde ha dichiarato: «Un crimine a livello del prelievo forzato di organi dovrebbe essere una notizia da prima pagina, e ancora, e ancora, e ancora, e ancora, finché non si ferma – e non lo è stato».

In una relazione di 160 pagine pubblicata a marzo, il tribunale ha affermato che non c’è «nessuna prova che la pratica sia stata fermata», specificando che la mancanza di supervisione internazionale ha permesso «a molte persone di morire in modo orribile e inutilmente».

Browde spiega che un gran numero di praticanti sono tenuti in centri di detenzione e sottoposti a preselezione per tipo di tessuto. Quando qualcuno paga per un organo, il detenuto viene ucciso: «Estraggono l’organo, fanno il trapianto». E il commercio di organi gestito dallo Stato frutta miliardi di dollari.

Secondo un’indagine dell’Organizzazione mondiale no-profit statunitense per indagare sulla persecuzione del Falun Gong, nonostante il virus Pcc (comunemente noto come il nuovo coronavirus) abbia devastato la Cina nella prima metà dell’anno, per l’industria cinese dei trapianti d’organo è stato business as usual, senza «evidenti ritardi nei tempi di attesa degli organi». Un’infermiera della regione del Guangxi ha raccontato agli investigatori che, nonostante i timori d’infezione in mezzo alla pandemia, «faranno un intervento ogni volta che ce ne sarà uno».

Browde ha spiegato che la campagna di persecuzione del Pcc contro questa pratica è stata lanciata a causa dei timori di alcuni leader del Partito sul fatto che ci fossero più praticanti del Falun Gong che membri del Partito. Nel 1999, l’anno in cui è iniziata la persecuzione in Cina, c’erano 100 milioni di aderenti alla pratica: 40 milioni in più dei membri del Pcc.

«Ciò che si è sviluppato nei due decenni successivi è stata fondamentalmente una persecuzione sistematica caratterizzata da diffuse incarcerazioni, torture e molti morti. Stime conservatrici dicono che […] diversi milioni di persone sono state incarcerate durante questa campagna, per non parlare di quelle recluse nei campi di lavoro o in qualsiasi tipo di struttura come quelle».

La notizia del prelievo forzato di organi all’interno della Cina non è molto conosciuta dai cittadini cinesi, a causa della pervasività dei media statali in Cina e della censura. Il Pcc controlla anche a quali informazioni i suoi cittadini possono accedere, attraverso il suo blocco di internet soprannominato il ‘Grande Firewall’.

Fonte: Epoch Times Italia,19/08/2020

Articolo in inglese:

Crime of Organ Harvesting in China Not Receiving Attention It Should, Expert Says

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