Il commercio illegale con la Cina pregiudica l’ecosistema ambientale birmano

Il governo birmano ha rilanciato il piano che prevede un “bando completo” alle esportazioni di legname nel 2014, con il proposito di fermare il processo di deforestazione e preservare la fauna selvatica, un vero e proprio patrimonio nazionale. La norma approvata dall’esecutivo raccoglie in prima battuta plausi e consensi di ambientalisti ed esperti di natura; tuttavia, mancano mezzi e risorse per bloccare il traffico illegale verso la Cina – fornitura di legname per mobilifici e bracconaggio di specie protette per la produzione di medicinali tradizionali – mentre l’ecosistema ambientale e intere foreste rischiano di essere compromesse per sempre, vanificando gli sforzi profusi da Naypyidaw.

Per proteggere quanto resta delle immense foreste e promuovere uno sviluppo sostenibile nello sfruttamento del legname, il governo ha sottoscritto un blocco delle esportazioni, in un settore che nel 2006 – rivela l’Istituto europeo per le foreste (Efi) – ha toccato il 10% dei proventi esteri. Ancora oggi il Myanmar è fra i principali esportatori al mondo di legno di teak, ma la raccolta (legale) e i traffici illegali di contrabbandieri senza scrupoli, assieme a un sistema agricolo che ha portato alla distruzione di intere porzioni di verde stanno mettendo in serio pericolo l’ecosistema.

Lo sfruttamento incontrollato degli ultimi decenni, tollerato se non spalleggiato dalla giunta militare al potere sino allo scorso anno, hanno vanificato una politica di conservazione e tutela seguita fino agli ’60 del secolo scorso, mettendo a rischio il patrimonio boschivo.

Secondo le stime ufficiali, il Myanmar ha ricavato oltre 600 milioni di dollari dall’esportazione di circa 864mila tonnellate di legname nell’anno fiscale 2010/2011, commerciando soprattutto con India, Giappone e Thailandia. Tuttavia, a destare preoccupazione è il sommerso: il rapporto elaborato da Efi mostra che le cifre relative al commercio di legname (birmano) sono “inaffidabili, spesso contraddittorie e non comprendono le esportazioni non-ufficiali”, leggi illegali, incluso “il commercio oltre-frontiera, che si è spesso rivelato ingente in passato, in particolare per quanto concerne il confine con lo Yunnan”, in territorio cinese.

Un documento della Fao (Food and Agricultural Organization dell’Onu) mostra che circa il 70% della popolazione rurale, pari ad almeno 30 milioni di persone, “dipende direttamente dalle foreste per le proprie necessità di base”. E quasi la metà ha un impiego legato più o meno direttamente alle foreste e sono proprio loro “i più colpiti da deforestazioni” che causano alluvioni, smottamenti, slavine e altri disastri naturali. Per questo gli esperti auspicano per il futuro una politica seria di tutela dell’ambiente e dei legnami, cui si unisce la preservazione delle specie animali. Anche in questo caso, concludono attivisti del Wwf (World Wildlife Fund), l’indotto annuale derivante dal traffico di esemplari rari o in via di estinzione è di centinaia di milioni di dollari.

Fonte: Asia News, 10 ottobre 2012

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