Il caso Jianmei Feng: risoluzione del Parlamento UE contro gli aborti forzati in Cina

La triste vicenda della povera Jianmei Feng, è arrivato al Parlamento Europeo: una serie di deputati di diversi schieramenti ha presentato una risoluzione di condanna della politica del figlio unico cinese. Anche in questo caso, come per la condanna del lavoro forzato, attendiamo con ansia la risposta della Commissione…

I deputati che hanno presentato la risoluzione sono i seguenti. Abbiamo evidenziato i nomi degli italiani e i gruppi politici di appartenenza:

– José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Cristian Dan Preda, Elmar Brok, Alojz Peterle, Anna Záborská, Mario Mauro, Bernd Posselt, Filip Kaczmarek, Roberta Angelilli, Tunne Kelam, Monica Luisa Macovei, Eija-Riitta Korhola, Sari Essayah, Sergio Paolo Francesco Silvestris, Laima Liucija Andrikiene, Csaba Sógor, Zuzana Roithová e Boguslaw Sonik, a nome del gruppo PPE

– Helga Trüpel, Eva Lichtenberger, Raül Romeva i Rueda, Barbara Lochbihler, Nicole Kiil-Nielsen e Reinhard Bütikofer, a nome del gruppo Verts/ALE

– Véronique De Keyser e Liisa Jaakonsaari, a nome del gruppo S&D

– Marietje Schaake, Sophia in ‘t Veld, Leonidas Donskis, Graham Watson, Robert Rochefort, Marielle de Sarnez, Ramon Tremosa i Balcells, Sonia Alfano, Izaskun Bilbao Barandica, Jelko Kacin, Sarah Ludford, Kristiina Ojuland e Johannes Cornelis van Baalen, a nome del gruppo ALDE

– Charles Tannock, Ryszard Antoni Legutko, Tomasz Piotr Poreba, Konrad Szymanski, Ryszard Czarnecki e Peter van Dalen, a nome del gruppo ECR

– Marie-Christine Vergiat, a nome del gruppo GUE/NGL.

Jianmei Feng, una giovane donna incinta di sette mesi, è stata rapita e ha subito un aborto forzato il 2 giugno 2012 nel Distretto di Zhenping (provincia dello Shaanxi), nonostante che la legge cinese vieti – formalmente – aborti dopo il sesto mese di gravidanza. I funzionari locali avevano chiesto alla famiglia di Feng un “deposito” di 40 000 RMB per pagare la multa per la seconda gravidanza. Poiché non potevano versare detta somma, hanno costretto la donna a firmare una dichiarazione di aborto volontario.

La risoluzione sottolinea con forza che, secondo il piano d’azione della Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo, l’obiettivo dei programmi di pianificazione familiare deve essere quello di permettere alle coppie e agli individui di fare una scelta libera e responsabile, senza alcuna costrizione e riafferma il diritto fondamentale di ogni donna all’assistenza sanitaria anche ostetrica e ginecologica.

La politica del figlio unico in Cina viola la Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne e il suo Protocollo Opzionale, la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, e gli atti siglati alla Conferenza Internazionale su Popolazione e Sviluppo tenutasi al Cairo nel 1994, nonché le leggi cinesi in materia di aborto.

Il Parlamento UE, esprimendo la sua solidarietà alle famiglie delle vittime dell’aborto forzato, si compiace della decisione del Comune di Ankang di offrire un risarcimento alla famiglia di Feng e di punire severamente i funzionari locali coinvolti in questo caso. Infine invita la Commissione e il Servizio europeo per l’azione esterna di includere l’aborto forzato all’ordine del giorno del prossimo dialogo bilaterale sui diritti umani con la Cina.

Il testo integrale della risoluzione è sul sito del Parlamento Europeo.

Clicca qui per leggere l’articolo pubblicato da Tempi

FRP

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