Il bando alle fotocopie, “nuovo bavaglio per i tibetani”

L’ordine di non fotocopiare o stampare materiale scritto in tibetano “rappresenta l’ennesima misura repressiva del governo cinese contro il Tibet. La situazione dei diritti umani nel Paese sta scadendo sempre più velocemente, e questa ultima decisione dimostra in maniera evidente l’autoritarismo cinese in Tibet. È la prova che Pechino vuole uccidere la nostra identità: dall’arresto dei nostri intellettuali si è arrivati a questo”. Lo dice ad AsiaNews Urgen Tenzin, direttore del Tibetan Centre for Human rights and Democracy.

Secondo l’attivista, “dall’inizio delle proteste tibetane anti-cinese, nel marzo 2008, Pechino ha lanciato una campagna contro scrittori, blogger e insegnanti interni. La loro colpa è quella di aver condiviso con il mondo le notizie della repressione interna. L’arresto dell’intellettuale Tagyal (noto con il nome di penna di Shogdung) e il trasferimento in un lager del regista Dhondup Wangchen sono i tentativi per tacitare le nostre voci migliori”.

Il nuovo ordine è stato emanato lo scorso 10 maggio. I funzionari cinesi, ufficialmente, hanno proibito la stampa e la fotocopia di materiale scritto in tibetano “perché è in questo modo che i ribelli fomentano il popolo contro la Cina”. Secondo il China Daily, “la polizia controllerà in maniera regolare che le nuove misure vengano messe in pratica”. Un monaco, che voleva copiare dei mantra buddisti, si è sentito rispondere: “Non possiamo farlo. La polizia ci ha riuniti per ordinarcelo, e noi non lo facciamo”.

Un altro negozio, nella prefettura di Nakchu, si è difeso così: “La legge dice che dobbiamo conoscere il contenuto del materiale da fotocopiare. Ma noi non abbiamo traduttori per il tibetano: secondo i poliziotti, dovremmo pagarlo noi. Ma non abbiamo intenzione di farlo, e quindi non fotocopiamo”.

La questione tibetana continua a essere al centro della polemica della comunità internazionale con la Cina. Student for a Free Tibet, gruppo che opera per i diritti umani nella regione, ha chiesto al Segretario di Stato americano Hillary Clinton (in visita in Cina) di non visitare il padiglione tibetano all’Expo di Shanghai: “L’amministrazione Obama deve sostenere con forza la libertà di espressione e la libertà del Tibet durante l’incontro con il governo cinese”.

Fonte: AsiaNews, 24 maggio 2010

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