Il 23 agosto: la giornata contro la schiavitù

23 agosto 1791. Una ribellione di schiavi contro il dominio francese, segna l’indipendenza della colonia di Haiti dalla madrepatria. Ed è per ricordare questa data che l’UNESCO ha denominato il 23 agosto come la giornata mondiale contro la schiavitù. Purtroppo l’asservimento di esseri umani continua oggi nel mondo: dal lavoro forzato, allo sfruttamento sessuale ed alla riduzione in schiavitù. Solo in Cina vi sono più di mille laogai, campi di concentramento dove milioni di esseri umani sono costretti a lavorare fino a 16 ore al giorno a vantaggio del regime e di numerose imprese commerciali. La schiavitù è un business planetario, paragonabile al traffico della droga e delle armi, che porta alle organizzazioni criminali ed ai governi che la praticano, decine di miliardi di dollari ogni anno.  Anche l’Italia non è estranea alla prassi del lavoro coatto. Si prendano ad esempio i laboratori clandestini di Prato e di altre città nei quali si realizza una vera e propria riduzione in schiavitù degli immigrati clandestini cinesi. Prato ospita attualmente 3.400 aziende manifatturiere orientali che contano circa 40.000 addetti tra cui 30.000 clandestini. Queste imprese producono 1 milione di capi d’abbigliamento, “made in Italy” al giorno. I datori di lavoro spesso mantengono i loro dipendenti in condizioni di schiavitù senza tutele nè garanzie,  nel luogo di lavoro, dove mangiano ed alloggiano, costringendoli a ripagare, con il loro lavoro, una sorta di debito per l’ingresso in Italia, il lavoro e l’alloggio ottenuti. Questo traffico di esseri umani e la loro riduzione in schiavitù è, spesso, gestito dalla criminalità organizzata come è stato denunciato dall’ex prefetto di Prato Eleonora Maffei, dal procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi ed il suo collega di Prato, Piero Tony. Anche la giornalista Silva Pieraccini ha sottolineato lo sfruttamento umano di decine di migliaia di clandestini durante il suo intervento al Convegno sulla proposta di legge contro l’importazione e il traffico dei prodotti del lavoro forzato, organizzato dal gruppo Epolis a Firenze il 16 giugno scorso. Nonostante ciò questo “business” è in aumento e non sembra sussistere la volontà politica di applicare le leggi e di dare alle forze di polizia le risorse necessarie per debellare questo vero e proprio flagello. Non è stato forse un Ministro rumeno a dirci che i loro criminali vengono in Italia perchè la vita per loro è più facile nel bel paese?

Toni Brandi

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