Il “made in China” alla conquista dell’America Latina

Il commercio fra Pechino e la regione è passato da 10 miliardi di dollari (nel 2000) ai 140 miliardi attuali. Alla ricerca di materie prime e di nuovi mercati, ma anche per neutralizzare i sogni diplomatici di Taiwan.

Dopo 30 anni alle mitiche Lada, di fabbricazione russa, la nomenklatura cubana preferisce ormai auto made in China. Ministri, funzionari e agenti di polizia sull’isola comunista stanno passando gradualmente alle cinesi Geely CK, ormai simbolo della forte alleanza del regime castrista con Pechino. La Cina rappresenta oggi non solo il secondo partner commerciale di L’Avana (dopo il Venezuela), ma anche quello di tutta l’America Latina, seconda solo agli Usa.

Pressoché invisibile nella regione fino a dieci anni fa, Pechino ora costruisce auto in Uruguay, dona stadi al Costa Rica, accorda prestiti per 10 miliardi di dollari alla più grande compagnia petrolifera carioca. Proprio quest’anno ha rimpiazzato gli Stati Uniti come maggior partner commerciale del Brasile, la più grande economia latinoamericana. Muovendosi in modo aggressivo, ma silenzioso, sta riempiendo il vuoto lasciato negli ultimi anni dalla politica statunitense, troppo concentrata nelle guerre in Afghanistan, Iraq e sulla crisi economica globale. La Cina ingrossa le fila delle sue ambasciate nel continente, apre centri Confucio per diffondere la cultura cinese e invia delegazioni commerciali di alto livello in tutta la regione.

A caccia di materie prime

La “collaborazione” della Cina con l’America Latina è incentrata sul commercio per la fornitura di materie prime, fondamentali per sostenere la sua crescita, e volta all’altrettanto fondamentale ricerca di nuovi mercati per i suoi prodotti manifatturieri. Gli scambi commerciali tra America Latina e Cina sono passati da 10 miliardi di dollari nel 2000 a 140 miliardi di dollari nel 2008. Le stime per il 2009 prevedono il raggiungimento di 150 miliardi, nonostante la crisi economico-finanziaria globale.

Pechino acquista zinco dal Perù, rame dal Cile e minerali ferrosi dal Brasile. Ha stretto accordi con le principali società di estrazione e riversa notevoli quantità di dollari nella regione. Gli investimenti più cospicui sono quelli nel settore petrolifero, col Venezuela di Chavez e il Brasile di Lula. Con Caracas è stato siglato un accordo che ammonta a 4 miliardi di finanziamenti alla compagnia nazionale PDVSA, in cambio di un incremento delle forniture da 500mila barili al giorno, programmati per il 2009, ad un ammontare di circa il triplo stimato entro 2012. Le forniture accordate con il Brasile sono più contenute: nell’ordine di 50mila barili al giorno verso la China National Petroleum Corporation e altri 60-120mila alla Sinopec, principale compagnia petrolifera cinese. La scoperta di giacimenti offshore, che necessitano di investimenti, ha portato alla firma di un accordo finanziario pari a 10 miliardi di dollari tra la Cina e la Petrobras brasiliana.

Nuovi mercati

A differenza del continente africano, l’America Latina rappresenta anche un importante mercato per i prodotti made in China più elaborati. Pechino esporta congegni elettronici in Brasile, auto a Cuba, vestiti in Messico e macchine in Perù. Se da una parte, quindi, gli Stati Sudamericani hanno visto incrementare le loro esportazioni, dall’altra i prodotti delle manifatture cinesi hanno preso un’ampia quota di questi stessi mercati, in diretta concorrenza con la produzione locale. Nell’ultimo anno si sono registrate numerose proteste contro l’invasione di tecnologia cinese a basso costo in Messico e Argentina, i due Stati che più di altri hanno visto le proprie produzioni manifatturiere notevolmente ridimensionate dall’export cinese. Anche le compagnie brasiliane sono in agitazione per essere state rimpiazzate dalle concorrenti cinesi come maggiori esportatrici di abbigliamento e tessile verso l’Argentina.

Non manca, inoltre, chi critica i contenuti investimenti diretti di Pechino nella regione e l’impiego in maggioranza di manodopera cinese, bloccando così la creazione di posti lavoro per i locali.

Contenere Taiwan

Oltre che economica, l’alleanza della Cina con il Sud del continente americano ha anche un risvolto politico-strategico: la competizione con Taiwan. Dei 23 Stati che riconoscono l’isola di Formosa, 12 sono in America Latina. La politica taiwanese si è sempre prodigata in finanziamenti e aiuti economici in cambio di aperture ufficiali verso il Paese. L’espansionismo di Pechino mira quindi a proporre la Cina anche come forza alternativa all’eterna rivale Taiwan nell’area latinoamericana e caraibica.

Fonte: AsiaNews, 28 ottobre 2009

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