I protagonisti di Tiananmen ricostruiscono la strage

Xiong Yan nel 1989 aveva 20 anni, e la notte tra il 3 ed il 4 giugno era a Pechino, su piazza Tiananmen. “Ero nel campus della mia Università, quella di Beida, quando intorno alle sei della sera arrivò la notizia che l’ esercito stava sgombrando la piazza”. “Il sangue ci ribolliva, decidemmo subito di andare sul posto, volevamo fare qualcosa, neanche noi sapevamo cosa”, racconta. “Non ho altri termini per definire quello che è successo poi…un massacro…davanti a me c’ era un ragazzo che non conoscevo, era alto, indossava una maglietta bianca…cadde e ci stringemmo intorno a lui…ricordo la macchia di sangue rosso sulla sua maglietta…un massacro”.

Xiong, che era stato identificato come uno dei leader della rivolta, è tornato due giorni fa , per la prima volta, in territorio cinese. Trascorse due anni in prigione, poi riuscì a fuggire negli Stati Uniti, Paese di cui oggi è un cittadino. Il suo passaporto americano gli ha permesso di entrare ad Hong Kong, dove ieri ha preso parte alla manifestazione con la quale migliaia di persone hanno ricordato le vittime del 4 giugno. Han Dongfeng, che organizzò un gruppo di operai che si unirono alla protesta degli studenti e oggi dirige da Hong Kong il China Labour Bulletin, una delle principali fonti di informazioni su quello che succede nel mondo del lavoro in Cina, ricorda soprattutto la paura: “tutti gli operai ci dicevano che erano con noi – ricorda – ma nessuno voleva iscriversi al sindacato che avevo fondato, sapevano che se avessero fatto parte di una qualsiasi organizzazione avrebbero rischiato molto di più…”.

Erano circa le 17 del 3 giugno quando reparti di fanteria appoggiati dai mezzi pesanti del 38esimo gruppo dell’ Esercito Popolare di Liberazione cominciarono ad avanzare verso la piazza – che da quasi due mesi era occupata dagli studenti che reclamavano la democrazia – da ovest, lungo l’ arteria chiamata Fuxingmenwai, che è il proseguimento della Chang’an jie, la Via della Pace Eterna, che taglia da est ad ovest tutta la zona centrale di Pechino. Il massacrò cominciò poco dopo, nei pressi del ponte di Muxidi.

Studenti e cittadini cercarono di fermare l’ avanzata delle truppe, innalzando barricate e lanciando tutti gli oggetti che gli capitavano nelle mani. Dalle finestre dei palazzoni che si affacciano sulla strada, la gente prendeva di mira i soldati con armi di fortuna. I militari risposero al fuoco. Tra le prime vittime ci furono almeno tre persone che si trovavano nelle loro abitazioni, nei palazzi contrassegnati dai numeri 22 e 24 di Fuxingmeiwai. La battaglia infuriò fino alle 01.30 di mattina del 4 giugno.

Gli ospedali erano già pieni di cadaveri e di feriti perché, ricorda ancora Xiong Yan “non eravamo in grado di fare nulla, prendevamo i feriti e li portavamo in ospedale…”. Intanto, a circa mezzanotte, altri gruppi di militari avevano cominciato ad avanzare verso gli studenti che ancora si trovavano intorno al Monumento agli Eroi del Popolo, nell’ area sud di piazza Tiananmen. I carri armati avanzavano piano, costringendo i giovani ad arretrare progressivamente. I negoziati per evacuare le ultime centinaia di studenti furono drammatici e progredirono lentamente.

Alle 03.00 di mattina, secondo un rapporto di polizia, ancora tremila studenti tenevano duro intorno al Monumento. Solo alle 05.20 la piazza fu sgombra. Gli studenti si allontanavano a gruppi, lentamente, tra le urla dei feriti, il fumo dei lacrimogeni, gli scoppi delle molotov che qualcuno continuava a tirare contro i militari. I carri armati continuarono ad inseguirli fino a circa le 07.30 della mattina, uccidendone un numero che è rimasto imprecisato.

A caldo, si parlò di migliaia di vittime (tremila secondo le prime valutazioni della Croce Rossa internazionale). I servizi segreti americani fecero la cifra di 400-800 vittime. Il governo cinese parlò di “circa duecento” morti tra i manifestanti e “una ventina” tra i militari. Oggi si parla frequentemente di “alcune centinaia”. Le Madri di Piazza Tiananmen, il gruppo di donne i cui figli hanno perso la vita quella notte, affermano di aver identificato 198 vittime certe tra gli studenti.

Ansa, 1 giugno 2009

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