I porti e la “trappola cinese del debito”: il caso Sri Lanka

Genova – Dove può portare quella che molti analisti definiscono la “trappola cinese del debito“? Dallo Sri Lanka arriva un caso di cronaca che è anche una risposta a questa domanda.

Una nave che trasportava un carico radioattivo diretto alla Cina è entrata nei giorni scorsi nelle acque dello Sri Lanka e ha attraccato al porto di Hambantota  senza dichiarare il carico. Le autorità dello Sri Lanka hanno deciso di respingerla. Ma perché? L’Atomic Energy Regulatory Council dello Sri Lanka ha affermato che il comandante dellla nave – il cargo BBC Naples – è stato invitato a ripartire dopo che le autorità marittime hanno verificato che trasportava esafluoruro di uranio.

Il direttore generale dell’ente, Anil Ranjith, ha riferito all’agenzia AFP che “la nave non ha dichiarato il suo carico pericoloso, esafluoruro di uranio, e per questo abbiamo deciso di ordinarle di lasciare le nostre acque immediatamente”. Ha anche aggiunto che la nave era in rotta da Rotterdam verso un porto cinese non specificato, quando ha incontrato difficoltà tecniche ed è stata costretta a entrare nel porto di Hambantota, che è gestito dalla China Merchants Port Holding Company (CMPort) di proprietà statale.

Il principale leader dell’opposizione dello Sri Lanka, Sajith Premadasa, ha affermato che alla Marina dello Sri Lanka è stato vietato di effettuare ispezioni a bordo. “L’agente locale della nave non aveva informato della presenza di merci pericolose a bordo quando ha chiesto il permesso di entrare nel porto”, ha aggiunto Premadasa.

Il ministero dell’Energia dello Sri Lanka ha detto che chiederà sanzioni per l’agente marittimo per non aver rivelato la natura del carico. “Sarà intrapresa un’azione legale contro Wilhelmsen Meridian Navigation Ltd, l’agente locale di MV BBC Naples, per aver violato lo Sri Lanka Atomic Energy Act, n. 40 DEL 2014”, ha affermato il Ministero statale dell’energia solare, eolica e idroelettrica.

Il porto di Hambantota è stato al centro di una controversia sulla Belt and Road Initiative cinese e sulla cosiddetta “trappola del debito”. Nel 2017, il governo dello Sri Lanka ha dichiarato di non essere in grado di rimborsare il pacchetto di prestiti cinesi da 1,4 miliardi di dollari con cui era stata finanziata la costruzione del porto ed è stato costretto a cedere una partecipazione di controllo nello scalo di Hambantota a CMPort tramite un contratto di locazione di 99 anni.

Fonte: Ship Mag, 26/04/2021

Notizia in inglese, World Politics Review:

Another Chinese Megaproject Causes Controversy in Sri Lanka 

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