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I lavoratori cinesi denunciano Gucci

Il marchio Gucci – parte del gruppo Pinault, leader del lusso mondiale – è in crisi d’immagine in Cina, dopo la denuncia di alcuni ex-lavoratori impiegati nel negozio di Shenzhen, la metropoli della provincia meridionale di Guangdong, poco a Nord di Hong Kong. Dodici ore di lavoro non bastano?
Due ex dipendenti, con una lettera che ha sollevato una campagna di stampa molto ostile, accusano i gestori del negozio italiano di aver gestito il personale con modi irragionevoli e oppressivi: sarebbe stato necessario un permesso persino per bere un bicchiere d’acqua e una dipendente, incinta, avrebbe perso addirittura il proprio figlio in seguito alla minaccia di licenziamento ricevuta perché mangiava in un camerino, ma durante una pausa pranzo. Gli orari non si sarebbero limitati alle dodici ore al giorno, perché spesso i dipendenti si trattenevano dopo la chiusura per l’inventario giornaliero. Le accuse mosse dai lavoratori non sono del tutto nuove: già nel Settembre scorso cinque ex dipendenti del negozio, dopo aver lasciato tutti insieme il lavoro, avevano pubblicato on line una lettera aperta al management di Gucci Cina, lamentandosi per le condizioni di sfruttamento. Più di cento regole da seguire, persino i bisogni fisiologici compressi nel tempo e nello spazio: questa la situazione. Alla quale si aggiungerebbe anche l’obbligo di risarcire l’azienda in caso di furto, benché i negozi siano assicurati proprio contro tali rischi. I cinque chiedono 100mila yuan di risarcimento, pari a circa 12mila euro.
L’azienda temporeggia, ma non nega il probema.
Il quartier generale di Gucci in Cina, a Shanghai, ha confermato la protesta e ha ammesso che è in atto un confronto con gli ex dipendenti. Wang Xueqin, responsabile delle pubbliche relazioni del marchio, ha ammesso il problema: “Lo abbiamo saputo qualche giorno fa, ma eravamo appena tornati dalle vacanze. Quindi c’è ancora molto da investigare per capire che cosa è successo”.

Fonte: Rai News24, 11 ottobre 2011