I dipendenti Apple trattati come schiavi

Apple ha chiuso l’ultimo trimestre con delle cifre record che attestano che, nonostante la morte di Steve Jobs, l’azienda è sana e va a gonfie vele. Ma oltre ai numeri c’è il lato umano del lavoratore, che preoccupa un bel po’. Proprio ieri, il New York Times ha pubblicato un rapporto sulle condizioni di lavoro all’interno delle fabbriche dei fornitori cinesi di Apple. Il quadro dipinto dal quotidiano statunitense è orribile, sembra che i lavoratori siano costretti a lavorare con orari da schiavitù, in condizioni di sicurezza pessime e con la possibilità di subire punizioni fisiche se il lavoro svolto viene giudicato negativamente dai superiori.  Dietro un iPad si nascondo quindi delle storie di operai sfruttati e maltrattati che forse la società di Cupertino non conosce, o che forse ignora tranquillamente. Il New York Times racconta la storia di un giovane cinese Lai Xiaodong, 22 anni, dipendente della Foxconn Technology, azienda che fornisce buona parte delle componenti elettroniche dei dispositivi alla Apple. Il giovane era costretto a lavorare più di 12 ore al giorno, sei giorni su sette, e l’azienda gli forniva un umilissimo alloggio, ovvero una camera di pochi metri quadrati da condividere con la propria ragazza. Ma c’è chi sta peggio, infatti, la maggior parte dei dipendenti della Foxconn è costretta a condividere la propria camera, adatta massimo a tre persone, con più di 20 coinquilini. Ma ciò che preoccupa di più sono le condizioni di sicurezza in cui i dipendenti sono costretti a svolgere il proprio lavoro, spesso a contatto con prodotti chimici sprovvisti delle attrezzature adatte e senza avere avuto un’adeguata formazione sul loro utilizzo. E proprio le scarse condizioni di sicurezza sono state la causa di  una violenta esplosione che, nel maggio 2011, ha coinvolto l’impianto della Foxconn provocando la morte di 4 dipendenti e ferendone 18. Lai ha subito bruciature sul 90% della superficie corporea ed è morto due giorni dopo l’incidente. Ma questo non è un episodio isolato, due anni fa 137 dipendenti di un grosso fornitore cinese di Apple sono rimasti feriti dopo che era stato loro ordinato di usare una sostanza chimica velenosa per pulire gli schermi degli iPhone, mentre nel 2010 diversi lavoratori della stessa Foxconn si suicidarono in massa a causa dei salari da fame. “Ad Apple non è mai importato di nulla, se non di aumentare la qualità del prodotto e diminuire i costi di produzione”, accusa Li MingQi,  ex dipendente di Foxconn Tecnologia. La Mela, dal canto suo, si difende sottolineando di avere poca voce in capitolo riguardo al lavoro all’interno delle fabbriche dei suoi fornitori che continuano a puntare alla massimizzazione della produttività, e non vogliono in alcuna maniera rinunciare ai loro guadagni. Cupertino ha cercato, forse senza troppa convinzione, di ottenere delle condizioni di lavoro più “umane” all’interno delle imprese dei suoi fornitori cinesi, ma si è vista spesso chiudere le porte in faccia. Infatti, nonostante dal 2005 i fornitori Apple abbiano un codice di condotta che stabilisce che i dipendenti di un impianto non debbano lavorare per più di 60 ore a settimana e definisce, inoltre, le condizioni in materia di sicurezza, episodi come quello avvenuti in Foxconn sono molto frequenti in Cina e, benché un gruppo dello “Students and Scholars Against Corporate Misbehavior” bbia avvertito la Apple del pericolo, c’è gente che muore ancora per condizioni di lavoro disumane. Ma la società di Cupertino non e’ la sola a fare affari sfruttando la forza lavoro. Episodi di pessime condizioni di lavoro si sono verificati anche nelle fabbriche che producono per aziende come Dell, Hewlett-Packard, IBM, Lenovo, Motorola, Nokia, Sony e Toshiba.

Graziana Russo

Clicca qui per il servizio realizzato dalla BBC sulle condizioni di sfruttamento della Foxconn (in lingua inglese).

Fonte: Ibtimes, 26 gennaio 2012

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