I cinesi rivelano sui social media la militarizzazione del Tibet

Carol Wickenkam,Epoch Times29.03.2014

I turisti cinesi arrivano in Tibet impazienti di godere l’aria fresca e pura, lo splendido Palazzo Potala, i nativi felici e grati al Partito Comunista Cinese per averli sollevati dalle tenebre. Poi scoprono la triste realtà della militarizzazione del Tibet e quando possono pubblicano il loro shock e la loro paura.

Una volta che sono distanziati dall’atmosfera domestica colma dell’impenetrabile propaganda del Partito Comunista (Pcc), i turisti cinesi sono storditi dalla presa dell’apparato di sicurezza in Tibet. I loro schietti e sinceri messaggi sui social media espongono questa disconnessione, dice un nuovo rapporto di International Campaign for Tibet (Ict).

Nella foto 24 gennaio 2012: la polizia risponde a una protesta nella città di Serta nella provincia del Sichuan, una zona della Cina parzialmente abitata da tibetani. I turisti cinesi sono scioccati dalla militarizzazione del Tibet e i loro commenti su internet mostrano come la realtà differisce dalla propaganda ufficiali

Il nuovo rapporto ‘la vita qui è sempre stata così?’ è il risultato del setaccio di migliaia di commenti sui social media che eludono la censura per le rivelazioni sincere e rivelatrici circa le operazioni del Pcc di ‘mantenimento della stabilità’ nelle regioni tibetane.

Da Lhasa un turista perplesso dopo aver incontrato la fitta presenza militare scrive: «Ci sono tutti i tipi di veicoli antisommossa parcheggiati sulle strade, mi ricorda ciò che si vede quando mostrano le strade dell’Iraq in tv», scrive una persona che ha visitato la cittadina di Lithang.

Un altro dice nervosamente: «C’è la polizia armata del popolo a pattugliare le strade … Portano grandi fucili … Le strade sono piene di veicoli a prova di esplosivi e auto della polizia … La repressione è nell’aria …

Potrebbe succedere qualcosa? Sono davvero terrorizzato».

«Devo andarmene di qui velocemente», si sfoga un altro turista ansioso.

Mentre i Tibetani sono brutalmente puniti per lo scambio di foto o altro materiale ‘sensibile’ dal telefono cellulare, i cittadini cinesi sono trattati con maggiore margine di manovra, anche se spesso è ordinato loro di cancellare le foto od ordinato di non scattare foto.

«Se scatti una foto a un camion in fiamme te la fanno eliminare … Ripensaci dallo scattare la foto a un veicolo speciale della polizia … Che cosa c’è di sbagliato in questa società? Il costo del mantenimento della stabilità è veramente alto!», ha scritto un turista scontento .

I blocchi a internet e al telefono cellulare, i controlli di sicurezza e le ripetute richieste di mostrare la carta d’identità richiedono un pesante tributo ai turisti.

Un altro rassegnato scrive: «I veicoli blindati pattugliano le strade, tutti gli accessi internet sono bloccati, compresi i messaggi di testo, se vai a mangiare fuori ci sono ancora poliziotti che fanno domande, non c’è molto in tv, dopo le 22:00 non c’è nessun servizio di telefonia cellulare, tutto quello che posso fare è fare una doccia e andare a dormire».

Alcuni dei turisti si sentono sicuri nella presenza militare: «Le forze del nostro Paese per il mantenimento della stabilità sono davvero potenti, una postazione ogni cinque passi e una sentinella ogni dieci. La sicurezza è più rigorosa che in un aeroporto, ogni cinque minuti passa una squadra di polizia, ogni dieci minuti una squadra di polizia speciale, ogni mezz’ora una compagnia di truppe».

Ma un altro chiede: «Ci sono più ufficiali della polizia armata del popolo e della polizia regolare di tutte le altre persone messe insieme. È davvero necessario?»

Fonte,Epoch Times,http://www.epochtimes.it/news/i-cinesi-rivelano-sui-social-media-la-militarizzazione-del-tibet—125882

English version:

Chinese Social Media Reveals Militarization of Tibet

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