I campi di lavoro forzati cinesi “laogai” in mostra

Per chi crede che gli ultimi campi di concentramento siano stati Lager di Hitler e i Gulag di Stalin appartenenti al secolo ormai trascorso, a fargli aprire gli occhi ci hanno pensato un piccolo gruppo di giovani: Andrea Giovanazzi, Alberto Raffaelli, Roberto Chemotti dell’Associazione “La Torre” di Volano, che hanno allestito e stanno prestando gratuitamente a vari istituti scolastici ed enti che la richiedono una mostra itinerante sui “Laogai” cinesi, campi di concentramento e lavoro forzato che insieme a prigioni (jianyu), ospedali psichiatrici (ankang) e ad altre analoghe istituzioni mirano allo “laojiao”, un termine che in italiano potremmo tradurre con “riforma-rieducazione attraverso il lavoro”. Una ventina di pannelli raccontano l’oggi dei “campi di rieducazione” dello Stato del Dragone, quello di fronte al quale ci inchiniamo perché immenso mercato aperto ai nostri prodotti e alle nostre ditte, ma nei confronti del quale  l’Occidente non ha il coraggio e la forza di imporre anche la globalizzazione delle libertà e dei diritti. L’Associazione La Torre ha organizzato questa mostra in collaborazione con la “Laogai Research Foundation Italia” un ramo dell’omonima associazione fondata a Washington dall’ex internato Harry Wu (presente al Teatro sociale di Trento l’11 novembre scorso a fianco del governatore Dellai e  dei presidenti nazionali di Confartigianato Guerrini e Coldiretti Marini), vittima per 19 anni dei Laogai per aver criticato, ai tempi dell’Università, con un amico, l’invasione sovietica di Budapest del 1956. Tale associazione promuove una campagna di sensibilizzazione sui Laogai, dove sono impiegati al lavoro forzato milioni di cinesi (oltre ai delinquenti comuni, vi sono dissidenti politici e d’opinione, tra cui sacerdoti e vescovi cattolici, monaci tibetani, donne, bambini, asociali) che generano un reddito misurabile in milioni di dollari a costo zero, a vantaggio del  regime comunista cinese e di varie imprese commerciali che producono o investono in Cina. D’altronde la legge cinese indica chiaramente che i Laogai devono “servire alla costruzione economica dello Stato” e “creare ricchezza per la società”. Le strutture dei Laogai sono sia strumenti per il rafforzamento della dittatura, sia speciali attività d’impresa. Le merci prodotte col lavoro forzato sono vendute illegalmente sul mercato internazionale. La “Laogai Research Foundation” di Harry Wu ha identificato molti di questi prodotti in vendita negli USA e dal 1991 ad oggi le autorità statunitensi hanno attuato ventisei confische in proposito. In realtà, formalmente, dopo le proteste internazionali, il commercio dei prodotti dei Laogai risulta illegale anche in Cina (anche per i trattati stipulati tra USA e Cina in tal senso). L’azione della Fondazione di Harry Wu è stata determinante per far approvare anche nei Parlamenti tedesco (maggio 2007) e italiano (ottobre 2007) una risoluzione contro i Laogai e le violazioni dei diritti umani in Cina: in tal senso la Fondazione ha presentato al Parlamento italiano una proposta di legge (n. 3887) contro il commercio dei prodotti del lavoro forzato. Un capitolo particolarmente drammatico, ma anch’esso, come gli altri, accuratamente documentato, è il commercio degli organi dei condannati a morte nei laogai, con profitti altissimi. Ma tant’è… Si sa: la Cina traina il mercato mondiale, assorbe i deficit degli Stati (il 20% di quello spagnolo, circa l’8% di quello USA: 1.152 miliardi di dollari); si è appena comprata metà del Madagascar, di cui sfrutta da anni le miniere di ferro; continua a comprare anche in Italia, anche in Trentino, piccole-medie imprese e attività commerciali. Ora è impegnata nel “land grabbing”, l’ “ accaparramento di terreni”, nella forma dell’affitto (sovente a prezzi stracciati) o dell’acquisto, una pratica già condannata dalla Fao per le conseguenze spesso negative che comporta all’autonomia degli approvvigionamenti agroalimentari e allo sviluppo dei paesi arretrati. Tale caccia grossa ai grandi terreni agricoli di  tutto il mondo, nasconde una “grande paura” diventata “grande necessità”:  garantire l’alimentazione della popolazione cinese anche in caso di iperinflazione e crisi dei raccolti e garantire l’aumento costante del fabbisogno alimentare di tale popolazione che col decollo industriale ha spesso duplicato o triplicato la propria dieta annua (si prevede un +40% di fabbisogno globale di cereali entro i prossimi 15 anni). Questa Cina  non usa mezzi toni con l’Occidente: in una recente intervista ad un quotidiano trentino, un brillante studente cinese dell’Università di Trento, dopo aver invitato le imprese trentine a investire nel mercato del suo Stato  ha invitato a mettere da parte i principi “illuministi” occidentali, e a rispettare le “tradizioni” e il sentire comune di un immenso Paese radicalmente diverso. Insomma: globalizziamo le merci, ma non le libertà e i diritti. La mostra sui Laogai è ora ospitata nella Sala della Circoscrizione Oltrefersina (via Clarina 2/1), fino al 14 aprile con orario 8.30 – 12 e 14.30 – 18.30, dopo essere stata esposta agli Istituti “Vittoria” di Trento, “Martini” di Mezzolombardo, nella Sala di Rappresentanza della Regione e al Consiglio comunale di Volano. Adulti e giovani rimangono particolarmente colpiti da tale realtà, prendendo coscienza di un fenomeno –purtroppo- ancora semisconosciuto.

Pietro Marsilli

Fonte: Vita Trentina, 8 aprile 2012

Per informazioni: Associazione Culturale “La Torre”,  via De Gasperi 9,  38060 Volano (TN);
Mail: associazione_torre@yahoo.it;
Rete: www.facebook.com/pages/Associazione-La-Torre/160842924216;
YT – www.youtube.com/associazionelatorre

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