I boss di Chinatown. La mafia cinese in Italia

E’ il titolo del libro scritto da Giampiero Rossi e Simone Spina. Si parte da un dato: “gli investigatori stimano che, tra capi e sottocapi, nel nostro paese siano almeno duecentocinquanta i boss di un certo rango. Un’élite criminale pressoché invisibile che controlla territori ben delimitati”. Informazione indispensabile per iniziare a leggere il libro.
Vengono poi raccontati, con un ritmo da thriller, alcuni episodi criminali: si vedono vittime e carnefici, spesso giovanissimi, talvolta mandati da alcuni “intoccabili”, altre volte attivi  spontaneamente. E le vittime? Prima di tutto gli immigrati fatti entrare clandestinamente nel nostro paese e collocati presso un padrone in cambio di un nutrito “prezzo d’ingresso”. Indagini, riscontri, qualche pentito: alcuni passi avanti si sono fatti per sgominare (almeno in piccola parte) questo traffico di esseri umani. Eppure, come dice il sostituto procuratore Rossana Penna, “secondo le stime dell’Organizzazione mondiale per il turismo, si prevede che dal 2010 saranno più di cento milioni i cinesi che si recheranno nei paesi dell’Unione europea”.
Che i cinesi non muoiano mai, o meglio che i cadaveri vengano nascosti per passare ai nuovi arrivati la loro identità è una leggenda metropolitana e i dati la smentiscono pienamente. Ma se i morti ci sono, ed è sufficiente una piccola indagine nei cimiteri delle nostre città, i vivi arrivano sempre più numerosi, lavorano e si arricchiscono, talvolta anche con traffici illeciti.
Il libro passa così ad esaminare un secondo livello, dopo quello dell’immigrazione clandestina, quello relativo alle gang dei quartieri cinesi. La prostituzione è da poco entrata nel giro dei guadagni illeciti dei cinesi, circa dal 1998, ma ha sbaragliato la concorrenza: prezzi bassi, molta docilità, l’offerta di eterne adolescenti molto attraenti. Per convincere le ragazze i metodi sono estremamente brutali tanto da configurarsi il reato di riduzione in schiavitù. Ma alle giovani donne fatte giungere in Italia vengono offerte, per fortuna, anche altre opportunità: essere badanti o baby sitter, comunque essere impiegate in occupazioni relative alla cura di cinesi abbienti.
Imprenditori per istinto i cinesi hanno creato delle vere e proprie enclave in cui appartamenti, negozi e botteghe sono di loro proprietà: “e la conquista del territorio, si sa, è uno dei presupposti fondamentali per lo sviluppo e la solidità di qualsiasi organizzazione criminale. Lo sanno bene i mafiosi di Palermo e di Little Italy a New York, ma anche i loro colleghi cinesi al di là di Canal Street, dell’Esquilino, di Prato e di via Paolo Sarpi”.
Tutti conosciamo la concezione quasi sacrale del lavoro dei cinesi e che molti di loro, per risparmiare, chiedono di poter dormire nei laboratori, ma in quelle stanze piccole e insalubri si consumano vite. Molti imprenditori intanto, in stretto collegamento con la criminalità, si arricchiscono a dismisura potendo offrire prodotti a prezzi stracciati, impossibili per la concorrenza. Così rimesse all’estero altissime possono diventare anche un canale per il denaro che proviene dall’illecito, dalla corruzione e dall’evasione fiscale. Così come banche clandestine, sorte nel nostro paese e mimetizzate da innocenti centri di servizio, ingoiano miliardi provenienti da ogni tipo di affere. In ogni caso la ricchezza cinese sul nostro territorio, aumentata in dismisura negli ultimi anni, influenza e influenzerà inevitabilmente anche la nostra economia.
Ma i reati economici sono solo un aspetto della criminalità cinese attiva sul nostro territorio: estorsioni, sequestri di persona, coltelli che volano, bande giovanili pronte a tutto, omicidi su commissione, delitti d’onore…
Esiste poi un terzo livello: i clan mafiosi che stanno stringendo rapporti con mafia e camorra nostrane, clan che hanno, come avviene per tutte le mafie, rituali di iniziazione antichi e che ne hanno inventati di nuovi.
Il centro operativo di uno dei maggiori clan mafiosi è Parigi, dove vive la più grande comunità cinese d’Europa. Ed è da là che molte operazioni vengono dirette. E da là, da Bangkok e da Hong Kong partono anche tutte le direttive per il traffico di eroina.  Molte di queste informazioni arrivano agli inquirenti grazie ad alcuni pentiti cinesi che ipotizzano anche legami dei boss con uomini politici italiani…
Capire che cosa si nasconde dietro ad alcune storie, entrare in quel mondo misterioso, ecco che cosa  permettono al lettore i due autori con una capacità narrativa  incredibile che, pur  restando fedele agli eventi, non fa mancare mai la suspence. Un vero saggio, ma col fascino del romanzo insomma e così ricco di notizie circostanziate e precise che difficilmente un lettore anche attento dei quotidiani ha mai potuto leggere. Certamente la stampa sottovaluta il fenomeno che, come viene qui dimostrato, richiederebbe molta attenzione. Se ne parla al momento del fatto di sangue, poi cala il silenzio. Proprio per questo particolarmente meritoria è l’opera dei due autori, risultato di un lavoro di indagine attento. Quando si trovano dei giornalisti che sanno fare il loro mestiere si  riesce ad avere ancora fiducia nella funzione della stampa: non dovrebbe essere un caso isolato, purtroppo lo è. Un consiglio: questo è davvero un libro che vale la pena di leggere.

Fonte: Wuz cultura, 6 settembre 2010

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