I 100 giorni di “riposo forzato” di mons. Ma Daqin: Niente requiem

Mons. Taddeo Ma Daqin, vescovo ausiliare di Shanghai, ha volute celebrare i suoi 100 giorni di “vita ritirata” raccontando qualcosa di come egli passa questi giorni nel seminario di Sheshan, a cui è stato costretto dopo la sua ordinazione episcopale il 7 luglio scorso. Ieri sera nel suo blog è apparsa la prima storia di una serie dal titolo “Fatti divertenti nei miei 100 giorni a Sheshan”. In essa mons. Ma racconta che nella sua vita intessuta di preghiera, Dio gli dona qualche esperienza divertente come passatempo, come per esempio “l’assalto di un millepiedi” nel suo letto, in una notte d’estate. Nel blog il vescovo ha postato anche una foto del seminario e della basilica di Sheshan (v. foto). Dopo la sua ordinazione episcopale nella cattedrale di sant’Ignazio, nel centro di Shanghai, mons. Ma ha annunciato di voler uscire dalla Associazione patriottica, l’organismo che mira a costruire una Chiesa nazionale, separata dal papa. A causa di ciò, il governo cinese lo ha confinato nel seminario e gli proibisce di esercitare il suo ministero episcopale e di indossare le insegne episcopali (zucchetto, croce pettorale, ecc..). Anche seminaristi e suore hanno subito attacchi dal governo per essere vicini alla scelta di mons. Ma. Nel suo articolo, il vescovo scrive: “Quasi senza accorgermene, sono già 100 giorni che vivo a Sheshan”. Il suo blog era stato fermato la sera del 6 luglio e ha ripreso le pubblicazioni il 16 luglio. Ricordando la sua vita come parroco, egli aggiunge: “Quando i parrocchiani piangono i loro parenti o amici, il 100mo giorno dalla loro morte essi domandano al loro parroco di offrire una messa da requiem a ricordo”. “Sebbene questo dia il mio 100mo giorno, non ho bisogno di una messa da requiem perché sono vivo e sto bene”, spiega il vescovo 44enne. La tradizione cinese dà molta importanza e celebra i primi 100 giorni dalla nascita di un bambino e i primi 100 giorni dalla morte di una persona. “Guardando indietro a questi 100 giorni, ogni giorno ho riflettuto, ho pregato, ho letto, ho bevuto del tè”, continua mons. Ma, “e anche se la vita sembra molto monotona, Dio prepara sempre qualche ‘momento leggero’ per farmi divertire e darmi un passatempo”. Lo scritto continua descrivendo in lungo e in largo la “lotta” che egli ha affrontato con un millepiedi che penetrato nel letto, lo ha morsicato alla caviglia e alla coscia. Egli dice che ha raccontato questa sua esperienza ai sacerdoti e ai seminaristi di Sheshan, suscitando risate e molte altre storie sui millepiedi che si incontrano a Sheshan. Mons. Ma conclude sottolineando che “per quelli che hanno avuto una simile esperienza, nel raccontarla, vi è un sentimento di dolore, ma anche di gioia”. A poche ore dalla pubblicazione, oggi, ci sono già oltre 70 risposte e condivisioni da parte di cattolici che rispondono al suo articolo. Alcuni esprimono il loro dolore e tristezza per le sofferenze di mons. Ma, dovute alle restrizioni di questi 100 giorni, e sperano che egli possa tornare presto al suo impegno in diocesi. Altri dicono di aver gradito la storia del millepiedi e elencano consigli su come difendersi. Uno scrive di apprezzare mons. Ma “per il suo essere felice in mezzo a tante amarezze”; un altro gli scrive: “Eccellenza, penso che il suo dolore non venga solo dal morso del millepiedi… Il Signore l’aiuti nell’attraversare questa difficile situazione, per concluderla il più presto possibile”.

Fonte: Asia News, 17 ottobre 2012

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