Human Rights Watch: le autorità del Myanmar hanno torturato i Rohingya rimpatriati [video]

Human Rights Watch (HRW) in un recente rapporto mette in dubbio le promesse di Naypyitaw per il rimpatrio sicuro dei Rohingya che le autorità birmane hanno arrestato e torturato.

L’osservatorio dei diritti internazionali di New York ha intervistato sei rifugiati Rohingya che erano fuggiti di nuovo in Bangladesh all’inizio di quest’anno dopo essere stati trattenuti e presumibilmente torturati dalle forze di sicurezza a Rakhine, dopo essere tornati nel loro stato per cercare lavoro.

In una nota Phil Robertson, vice direttore di Human Rights Watch Asia, afferma che le torture dei rimpatriati Rohingya smentisce il governo del Myanmar che promette ai rifugiati che torneranno di essere al sicuro e protetti.

“Nonostante la retorica della Birmania che garantisce un ritorno sicuro e dignitoso, la realtà è che i Rohingya che fanno ritorno  affrontano la persecuzione e gli abusi  sono costretti a fuggire”.

Sei profughi, di cui tre ragazzi, che hanno combattuto nel vicino sud-est del Bangladesh lo scorso anno come parte di un massiccio esodo dei Rohingya dallo stato di Rakhine sono stati intervistati da HRW e hanno riferito di essere stati sottoposti a percosse con pugni, bastoni e verghe, shock elettrici ed a interrogatori sotto la minaccia della polizia di frontiera del Myanmar e di altri funzionari.

Le guardie hanno cercato di costringerli a confessare la loro sospetta affiliazione con il gruppo ribelle noto come l’Esercito di salvezza Rohingya di Arakan (ARSA).

Dettagli abusi

Uno dei tre ragazzi di 17 anni ha dichiarato: hanno bruciato un sacchetto di plastica e lasciato che la plastica calda gocciolasse sul corpo. Hanno anche preso una sbarra di ferro incadescente e marchiato le gambe, spento sigarette accese sulla pelle, versato addosso sulla pelle nuda cera calda di una candela accesa, graffiato il corpo con una lama affilata e colpito con verga e bastoni”.

Un altro rifugiato ha dichiarato: all’inizio mi hanno preso a calci nel petto e nella coscia e poi hanno usato lo shock elettrico per fornire una falsa confessione  che ero un membro dell’ARSA.

HRW dichiara che i sei Rohingya sono stati condannati a pene detentive di quattro anni ma sono stati tra le decine di rimpatriati che hanno ricevuto la grazia dal presidente del Myanmar il 27 maggio e che il maltrattamento subito dimostra  la necessità di una attenta protezione internazionale, compresi i monitoraggi delle Nazioni Unite sul terreno, per garantire il ritorno sicuro dei Rohingya in Myanmar. Dure critiche sono state rivolte al governo birmano a tal riguardo. La  leader del Myanmar Aung San Suu Kyi ha difeso il suo governo per le critiche internazionali alle sue politiche e azioni nello stato di Rakhine. “Stiamo monitorando la transizione in Myanmar e la  vediamo diversamente da coloro che la osservano dall’esterno e che rimarranno fermi sulla loro posizione. Suu Kyi ha anche accusato i ribelli ARSA di aver causato la crisi a Rakhine. “Il pericolo delle attività terroristiche, che è stata la causa iniziale degli eventi che hanno portato alla crisi umanitaria a Rakhine, rimane reale e presente oggi”.

“A meno che non venga combattuta questi abusi alla sicurezza dei rifugiati, il rischio di violenze intercomunitarie rimarrà. È una minaccia che potrebbe avere gravi conseguenze, non solo per il Myanmar ma anche per altri paesi della nostra regione e oltre”.

Prossimo anniversario

Il 25 agosto si celebra il primo anniversario di un esodo senza precedenti di rifugiati Rohingya in Bangladesh che ha visto oltre 700.000 membri del gruppo di minoranza cercare riparo nel Cox’s Bazar e nei distretti limitrofi.

Lo scorso novembre, i governi del Bangladesh e del Myanmar hanno firmato un accordo bilaterale per il rimpatrio volontario a Rakhine di centinaia di migliaia di rifugiati Rohingya.

Ma la settimana scorsa, Habibul Kabir Chowdhury, un alto funzionario del governo del Bangladesh che ha accompagnato il ministro degli Esteri AH Mahmood Ali durante una visita a Rakhine, ha detto che le condizioni per il rimpatrio in sicurezza dei rifugiati devono “ancora essere creati”.

Commentando il rapporto sulla presunta tortura dei sei Rohingya, un ex ambasciatore del Bangladesh ed esperto di affari internazionali ha affermato che “a meno che i Rohingya non si sentano sicuri, non devono tornare a Rakhine”.

Benarnews Humayun Kabir, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati e altre organizzazioni internazionali hanno giustamente sottolineato che la situazione a Rakhine non favorisce il rimpatrio dei Rohingya. “Le attività del Myanmar dimostrano che i Rohingya non sono al sicuro sotto il governo del Myanmar”.

Traduzione Laogai Research Foundation


Fonte: RFA, 21/08/2018

Versione inglese: Myanmar Authorities Tortured Rohingya Returnees: Human Rights Watch

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