Hu Jintao in giro di ispezione nello Xinjiang

Per la prima volta dai violenti scontri degli inizi di luglio, il presidente Hu Jintao ha visitato lo Xinjiang, proclamando vittoria sulle tre forze che mettono in pericolo la Cina e cioè separatismo, terrorismo ed estremismo.

Nel suo giro di ispezione, dal 22 al 25 agosto, Hu ha visitato villaggi, fattorie, industrie, comunità e caserme, avendo incontri con personalità dell’esercito, governi locali e rappresentanti religiosi.

Il 5 luglio scorso una manifestazione pacifica di uiguri, bloccata dalla polizia, si è trasformata in uno scontro interetnico fra musulmani uiguri, la popolazione locale dello Xinjiang, e i cinesi Han, che stanno di fatto colonizzando l’economia e la politica della regione. Almeno 200 persone sono morte e oltre 2 mila sono rimaste ferite. Secondo i gruppi uiguri all’estero, più di 10 mila uiguri sono scomparsi, forse uccisi o arrestati. Hu Jintao, per affrontare la crisi ha dovuto lasciare gli incontri del G8 in Italia e correre subito in patria.

Durante il suo giro, Hu Jintao ha visitato la vedova Zhao Li, moglie di un poliziotto ucciso negli scontri. Allo stesso tempo egli ha promesso a contadini e allevatori locali misure economiche più efficienti per sostenere le minoranze etniche.

Nello Xinjiang, la loro terra, gli uiguri sono emarginati dalla vita economica e dalle cariche politiche, subendo anche violazioni alla loro libertà religiosa. In un incontro con i quadri del partito, dell’esercito e della polizia, Hu ha sottolineato che la chiave per la stabilità della regione e “il compito più urgente” è quello di accrescere lo sviluppo economico e il livello di vita della popolazione. Solo così sarà possibile – ha detto – costruire un “prosperoso, socialista e armonioso” Xinjiang.

La sottolineatura sui problemi locali stride con l’interpretazione che finora Pechino ha dato delle rivolte, attribuendo la responsabilità a gruppi e potenze straniere, ai separatisti musulmani e ai terroristi.

Nei giorni scorsi era stata diffusa la notizia secondo cui, proprio alla fine della visita di Hu nello Xinjiang vi sarebbe stato il processo contro 200 uiguri incriminati di violenze durante le rivolte di luglio. Ma le autorità locali hanno smentito. Un’altra notizia diffusa parla di circa 200 uiguri “torturati e uccisi” i queste settimane nelle prigioni cinesi. La portavoce del governo dello Xinjiang, Hou Hanmin, ha negato, sottolineando che il numero ufficiale degli arrestati è 83.

La situazione nello Xinjiang rimane comunque tesa: telefonini e servizi internet sono bloccati, come pure diversi siti locali e i network di Facebook e Twitter. Secondo cifre ufficiali, almeno 200 mila turisti hanno cancellato le loro vacanze nello Xinjiang subito dopo le rivolte.

Fonte: AsiaNews, 26 agosto 2009

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