Hu Jintao contestato a Firenze, incerta la sua presenza al G8

Una ventina di persone, con bandiere del Tibet e abiti da monaci tibetani, ha protestato questa sera nei pressi della prefettura di Firenze dove si stava svolgendo un incontro con il presidente della Repubblica popolare cinese Hu Jintao il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi e le autorità locali. I manifestanti hanno urlato slogan come “Tibet libero” e “Hu Jintao assassino”, ma sono stati tenuti a distanza dalla polizia che ha anche sequestrato alcuni bandiere. Contrariamente a quanto era previsto dal cerimoniale, i giornalisti che erano autorizzati a seguire l’incontro sono stati allontanati a metà della cerimonia.

Hu Jintao potrebbe anticipare il rietro in Cina

In serata è arrivata la notizia di un probabile cambio di programma nell’agenda del presidente cinese. Secondo alcune fonti Hu Jintao sarebbe intenzionato a rientrare anticipatamente in Cina per seguire da vicino e direttamente la situazione nella regione dello Xinjiang, dove si sono verificati scontri tra diverse etnie e la polizia, con un pesante bilancio di vittime.

In dubbio la sua presenza al vertice dell’Aquila

In caso di rientro anticipato in Cina è chiaro che verrebbe meno la presenza di Hu Jintao al vertice del G8 a L’Aquila. Stasera anziché fermarsi, come da programma, nel capoluogo toscano per poi partire domani per Roma, Hu Jintao ha preferito raggiungere Pisa non appena terminata la cerimonia alla Prefettura. In precedenza, Hu Jintao aveva già deciso di annullare le visite culturali programmate in città, al Duomo, alla Galleria degli Uffizi e a piazzale Michelangelo.

Alcuni dei contestatori che hanno protestato contro la presenza a Firenze di Hu Jintao e in favore della causa tibetana, sono stati portati in questura per essere identificati perché privi di documenti. “Noi – hanno detto alcuni di loro – vogliamo mandare un messaggio a Hu Jintao e al mondo intero. Noi vogliamo essere portavoce delle vittime della repressione cinese in Tibet”.

“Ho paura che, se verrò riconosciuta, i miei familiari in Tibet possano fare una brutta
fine” ha detto una giovane manifestante mentre veniva portata in lacrime in questura. Il timore della donna era di venire identificata perché aveva visto alcuni reprter cinesi scattare fotografie dalle finestre della prefettura mentre era in corso l’incontro. Forse per questo sarebbero state sequestrate due schede di memoria di macchine fotografiche da parte dei carabinieri.

Contestazioni anche a Pisa

Nel pomeriggio un altro gruppetto di simpatizzanti tibetani aveva contestato per pochi attimi il presidente della Repubblica popolare cinese in vista quest’oggi alla conceria Ausonia di Santa Croce sull’Arno. Alcuni minuti prima del passaggio del corteo presidenziale, quattro monaci si sono sistemati fuori dai cancelli dell’azienda. Ma subito i carabinieri li hanno bloccati e identificati. Al passaggio delle auto altri tre manifestanti sono sbucati da dietro alcune siepi ed hanno mostrato uno striscione nero su cui avevano scritto con vernice bianca “Stop the killings Tibet” e hanno gridato “Free Tibet”. Carabinieri e polizia sono intervenuti immobilizzando i contestatori. Tra gli identificati c’è anche Jinpa Santu Lama, ex presidente della comunità tibetana in Italia. La visita alla conceria si è poi svolta senza problemi.

fonte: RaiNews, 24 – 8 luglio 2009

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