Hong Kong tornava cinese 15 anni fa, protestano in migliaia

Decine di migliaia di cittadini di Hong Kong sono scesi in strada il 1 luglio per esprimere la loro “insoddisfazione” nei confronti di Pechino, 15 anni dopo il ritorno alla Cina dell’ex colonia britannica, governata secondo il principio “un paese, due sistemi”. Una protesta cominciata poche ore prima che il presidente cinese Hu Jintao terminasse la sua visita di tre giorni nel territorio della Cina meridionale. Manifestanti di ogni età, vestiti di bianco e nero – colori del lutto – si sono riuniti in un parco ed erano così numerosi che molti attendevano ancora di prendere parte alla marcia un’ora dopo l’inizio del corteo. “Hong Kong è peggiorata. I nostri diritti sono minacciati”, ha dichiarato alla folla Eric Lai, del Fronte dei diritti civici. “Non c’è niente da festeggiare oggi. Hong Kong viene lentamente distrutta dal partito comunista”, ha commentato un partecipante, che sventolava la bandiera dell’ex paese colonizzatore, la Gran Bretagna. Il primo luglio, data del ritorno di Hong Kong alla Cina, è segnato ogni anno da importanti manifestazioni. Questa volta tuttavia, il malcontento di buona parte dei sette milioni di abitanti è particolarmente forte. Gli abitanti della regione accusano la Cina di provocare un aumento dei prezzi del settore immobiliare, già tra i più elevati al mondo. I prezzi medi per gli alloggi a Hong Kong sono inaccessibili, soprattutto per la classe media. I più poveri vivono in camere minuscole, chiamati “cubi”. La forbice tra i più ricchi e i più poveri è una delle più ampie al mondo ed è aumentata negli ultimi dieci anni, secondo le cifre del governo diffuse a metà giugno. I residenti, inoltre, accusano Pechino di voler limitare la democrazia. Niente da festeggiare pertanto.

Fonte: TM News, 2 luglio 2012

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