Hong Kong, si dimettono 5 deputati per dar vita al “referendum sulla democrazia”

I cinque chiedono l’introduzione di un vero suffragio universale nel Territorio, che Pechino non intende concedere. Il sostegno della Chiesa alla decisione, che punta “a ottenere una vera, maggiore democrazia”.
Migliaia di persone si sono riunite davanti al parlamento (Legco) di Hong Kong a sostegno di cinque deputati pro-democrazia che ieri si sono dimessi per protestare contro “la lentezza imposta al processo di democratizzazione del Territorio”.
I cinque, nelle loro lettere di dimissioni, esprimono la speranza di arrivare “al cosiddetto referendum” per il suffragio universale nel 2012. I partecipanti alla manifestazione di sostegno dei democratici hanno cantato, applaudito e ascoltato i discorsi dei cinque, le cui dimissioni diverranno effettive il 29 gennaio.
Le autorità della Cina continentale e i giornali di Hong Kong “pro-Pechino” affermano che il referendum  è “incostituzionale”, perché non previsto dalla Basic Law, la mini-Costituzione in vigore nel Territorio. Per spiegare le loro posizioni, i deputati dimissionari hanno chiesto e ottenuto al presidente del Consiglio legislativo di poter pronunciare un discorso.
Ma, prima di poter aprire bocca, 20 deputati vicini al governo centrale cinese se ne sono andati dall’aula, che è rimasta così senza il quorum necessario per rimanere in seduta. Anche se non pronunciato nel Consiglio, il discorso di Tanya Chan è stato reso pubblico dalla deputata.
Secondo la Chan, “le dimissioni servono per realizzare pienamente il suffragio universale ad Hong Kong. Vogliamo poter votare direttamente il capo dell’esecutivo e i deputati, abolendo le functional constituencies [i rappresentanti delle corporazioni]”. L’ex colonia britannica lotta per il raggiungimento della democrazia da circa 20 anni, ma il sistema “un uomo, un voto” è ancora lontano. Attualmente solo metà dei 60 parlamentari sono eletti in via diretta; gli altri sono eletti dalle corporazioni o sono scelti dal governo.
Alan Leong Kah-kit, altro dimissionario del Partito civico, scrive nel suo discorso: “Il sistema elettorale attualmente vigente non è corretto e va cambiato per proteggere i diritti umani e lo stato di diritto, e per una migliore governance e qualità della vita”.
Raymond Wong Yuk-man, cristiano protestante e fondatore della Lega per la democrazia sociale, sceglie invece (per spiegare le sue dimissioni) di citare le Beatitudini e l’appello di Gesù per la giustizia: “Hong Kong è il miglior posto per tenere su suolo cinese delle elezioni democratiche, in modo da permettere alla popolazione di esercitare il suo diritto democratico”.
Gli altri due dimissionari sono Albert Chan Waiyip e Leung Kwong-ung, entrambi appartenenti alla Lega.
Jackie Hung Ling-yu, funzionario della Commissione Giustizia e Pace della diocesi cattolica di Hong Kong, spiega ad AsiaNews che il cosiddetto referendum, le dimissioni dei parlamentari e le elezioni supplettive sono strumenti di lotta per una vera democrazia.
La Commissione, aggiunge, “incoraggerà i cattolici a votare durante le elezioni suppletive in base all’esercizio dei diritti civili”. Anche il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito della diocesi, ha incoraggiato la popolazione a votare.
Giustizia e Pace e altre organizzazioni chiedono di andare a votare sostenendo i candidati democratici, come segno della volontà di Hong Kong per la democrazia.
In molte inchieste di questi anni, più del 60% della popolazione del territorio si è espressa a favore del suffragio universale.
Fonte: AsiaNews, 28 gennaio 2010

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