Hong Kong: riprendono le proteste anti-Pechino [Video]

Nuove proteste sono scoppiate a Hong Kong, con centinaia di persone che si sono radunate nei centri commerciali, il 10 maggio, per chiedere maggiore indipendenza e le dimissioni della governatrice, appoggiata da Pechino, Carrie Lam.

 

Ora che le infezioni di COVID-19 ad Hong Kong sono diminuite e la curva dei contagi si è appiattita, c’è stato un rilancio delle proteste antigovernative, secondo quanto riferisce il quotidiano Al-Jazeera English. Piccoli flashmob sono scoppiati in almeno 8 centri commerciali, durante tutta la giornata del 10 maggio, portando la polizia antisommossa a disperdere le folle di attivisti. Sono stati effettuati almeno 3 arresti.

Alcuni filmati hanno mostrato la polizia che faceva multe, che ammontano fino a 2.000 dollari di Hong Kong, alle persone che erano accusate  di violare le misure di emergenza anti-virus, che vietano a più di 8 persone di radunarsi in pubblico. Le autorità hanno rifiutato i permessi di effettuare una marcia e, di conseguenza, piccoli gruppi di manifestanti mascherati si sono radunati in diverse zone della città. “Ci stiamo riscaldando, il nostro movimento di protesta deve cominciare”, ha dichiarato uno studente universitario, che si è identificato come “B”. “È un segno che il movimento sta tornando in vita, ora dobbiamo svegliarci tutti”, ha aggiunto.

Le proteste ad Hong Kong sono iniziate ben prima dell’epidemia, il 31 marzo 2019, e hanno raggiunto il proprio apice nel mese di giugno dello stesso anno. Al centro della violenta ondata di mobilitazione, un controverso disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione dei cittadini di Hong Kong verso la Cina continentale. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, le manifestazioni si erano già trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong ha respinto le altre richieste dei manifestanti, tra cui figurano: l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico. Con il passare del tempo, le proteste sono diventate sempre più frequenti e violente.

Le ultime manifestazioni risalgono al 15 febbraio, quando centinaia di persone si sono radunate nei quartieri di Tai Po, Tin Shui Wai e ad Aberdeen, per supportare le proteste. Gruppi di persone hanno marciato cantando “Liberate Hong Kong, la rivoluzione dei nostri tempi” e molti di questi indossavano maschere chirurgiche, mentre altri erano vestiti di nero. Alcuni edifici in quei quartieri sono stati designati come potenziali siti di quarantena. “Il governo non ha ascoltato le richieste pubbliche di una completa chiusura delle frontiere e ora vogliono istituire cliniche epidemiche in 18 distretti. Fare questo è come creare più ferite piuttosto che cercare di fermare l’emorragia “, ha dichiarato Chan Mei-lin, residente a Tin Shui Wai. Un filmato della televisione locale mostrava la polizia in tenuta antisommossa che arrestava i manifestanti ed utilizzava spray al pepe sulla folla.

Fonte: LUISS-Sicirezza Internazionale,11/05/2020

Articolo in inglese:

Hundreds gather in Hong Kong malls as anti-gov’t rallies reemerge

 

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