Hong Kong resiste

di *Stefania Grosso

Di sicuro verrà ricordata come un’estate infuocata. Le proteste nell’ex colonia britannica infatti non si fermano e continuano ad imperversare per le strade e i quartieri di Hong Kong. Dal giorno del passaggio di ‘proprietà’ tra Regno Unito e Cina, la popolazione di Hong Kong, porta tra oriente e occidente, ha sempre alzato la testa e cercato di far valere le proprie richieste democratiche.

Tutti ricordano le proteste più recenti, nel 2014, ispirato al movimento globale Occupy, in cui si chiedeva una maggiore uguaglianza sociale e il suffragio universale. Quelle attuali invece, scatenate da una proposta di legge sull’estradizione, hanno finito per diventare un movimento fluido, senza capi, senza leader, ma che racchiudono un senso di libertà e di democrazia che raramente si vede. Non più solo abolizione della legge sull’estradizione – oramai già dichiarata morta – ma anche suffragio universale, indipendenza dall’influsso cinese, indagine sui metodi della polizia.

Dodici settimane di proteste e nessuna sa come andrà a finire. Proprio il fatto che il movimento racchiuda più strati sociali e che non abbiamo un leader unico lo rende più imprevedibile e difficile da arrestare. Inoltre, con il blocco dei trasporti e con l’instabilità generata dalle proteste l’economia si è indebolita – tant’è che il padron di Alibaba, Jack Ma, temporeggia e ha deciso di rimandare l’ingresso della compagnia in borsa. Di questo danno, sia economico sia d’immagine, se n’è accorto anche il governo centrale cinese, il quale, oltre ad aver ammassato forze speciali al confine con l’ex colonia britannica, ha anche usato metodi più subdoli per demotivare i dimostranti e metterli in cattiva luce.

Oltre all’uso brutale della violenza di alcuni gruppi che si presume vicini al governo cinese, il governo centrale ha deciso di utilizzare i social network – nonostante siano vietati – per diffondere fake news sulle proteste in corso. Utilizzando una connessione VPN infatti, alcuni hacker assoldati dal governo hanno diffuso notizie false su Facebook e Twitter. Account poi prontamente bloccati dalle aziende americane che hanno diffuso la notizia e rafforzato ancor di più la convinzione che le proteste stiano portando a qualcosa di epocale. Come dice Lai, proprietario di una piccola impresa edile a Hong Kong:

“Circolano molte fake news riguardo i dimostranti perché il governo è chiaramente contro le proteste. Hong Kong possiede ancora un certo livello di libertà di parola e di espressione attraverso gruppi, anche se negli ultimi tempi questa libertà è stata ostacolata. Se il Firewall colpisse Hong Kong non saremmo più in grado di ricevere notizie accurate, magari da oltre oceano.”

KK invece – nome di fantasia – rincara la dose:

“Ci sono sempre state un sacco di fake news ad Hong Kong, e ora non più del normale. Questo avviene perché i giornali ad Hong Kong sono sensazionalistici, vogliono attrarre lettori, non fare del vero giornalismo. E questo comporta una diffidenza non solo per i giornali pro-governo come TVB e People’s Daily, ma anche per quelli pro-democrazia (Apple Daily). Nonostante ciò credo ancora che qui ci sia della libertà di parola e di espressione e siamo ancora diversi rispetto alla Cina.”

Una diversità che si è sempre fatta sentire e che ha sempre fatto di Hong Kong un luogo speciale. Proprio per questo a scendere in piazza non sono solo giovani e attivisti, ma tutti gli strati sociali. Come ci dice sempre Lai: “Certo, ho avuto un danno economico anche se a breve termine. Ma capisco il senso delle proteste, anche se danneggiano i miei affari”. Per una società che ha conosciuto i modelli occidentali, compreso il capitalismo, e ha conosciuto il benessere, rinunciare a ciò può essere difficile. Ma se in gioco c’è la propria libertà, il senso più alto della democrazia e dell’identità di un popolo, tutto ciò passa in secondo piano. Lasciando spazio ad un grande esempio da seguire, anche per l’occidente.

di *Stefania Grosso, per la Laogai Research Foundation Italia Onlus.26/08/2019

English article:

Hong Kong Resists

For sure this will be remembered as a fiery summer. The protests in the former British colony do not stop and continue to rage in the streets and neighbourhoods of Hong Kong. Since the handover between the United Kingdom and China, the people of Hong Kong, a gateway between East and West, have always raised their heads and tried to assert their democratic demands.

Everyone remembers the most recent protests, in 2014, inspired by the global Occupy movement, which called for greater social equality and universal suffrage. The current ones, triggered by the law on extradition, have ended up becoming a fluid movement, without leaders, but that contains a sense of freedom and democracy that is rarely seen. No longer just the abolition of the extradition law – now already declared dead – but also universal suffrage, independence from Chinese influence, an investigation into police methods.

Twelve weeks of protests and no one knows how it will end. The very fact that the movement encompasses different social classes and that they do not have a single leader makes it more unpredictable and difficult to arrest. Furthermore, with the blockade of transport and the instability generated by the protests the economy has weakened – so much so that the owner of Alibaba, Jack Ma, stalled and decided to postpone the company’s entry into Hong Kong stock market.

The Chinese central government, which in addition to amassing special forces on the border with the former British colony, used more subtle methods to demotivate the protesters of this damage to put them in a bad light. In addition to the brutal use of violence by some groups allegedly close to the Chinese government, the central government has decided to use social networks – despite their ban – to spread fake news about  the ongoing protests. Using a VPN connection, some hackers hired by the government have spread false news on Facebook and Twitter. Accounts then promptly blocked by the two American companies, an action that enforced, even more, the belief that the protests are leading to something epochal. As Lai, owner of a small construction company in Hong Kong, says:

” there is a lot of fake news on the protesters because the government is against the protests. While Hong Kong currently still has some freedom of speech and assembly, this has been steadily declining. If the Firewall were to come to Hong Kong, it would be highly impactful since accurate information from overseas will no longer be accessible. “

KK instead – a name of fantasy – increases the dose:

” There has not been a lot of “fake news” per se in Hong Kong, at least not more than usual. This is because journalism in Hong Kong is sensationalist with the aim of attracting readers, not proper journalism. This means not only are pro-government sources unreliable (e.g. TVB, People’s Daily etc.) but so are the pro-democracy sources (Apple Daily). I still believe there is freedom of speech and freedom of assembly in Hong Kong and it still compares favourably to both China and the world.”

This diversity has always been so clear in the country and it has always made Hong Kong a special place. Precisely for this reason, not only did young people and activists take to the streets, but people from all the social spectrum. As Lai as well tells us: “From a business perspective, there has been quite a bit of impact in the short-term. However, I understand the significance of these protests despite the impact on my business”. For a society that has known Western models, including capitalism, and has known a certain degree of welfare, giving up on these democratic points can be difficult. But if at stake here is one’s freedom, the highest sense of democracy and the identity of a people, all of this, shadows away. Leaving space for a great example to follow, even for the West.


*Stefania GrossoNata e cresciuta in Italia ma con il pallino fisso di girovagare per il mondo, scoprirlo e conoscerlo. Ha iniziato a farlo attraverso i libri, che legge e che scrive. Laureata in Letteratura e Cultura inglese e da sempre dedita alla scrittura e alla comunicazione. Al momento si occupa di marketing web e di alcuni progetti culturali.

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