Hong Kong, grande marcia per la libertà religiosa e il rilascio di vescovi e sacerdoti

Più di cento cattolici guidati dal cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, hanno protestato ieri 29 giugno (festa dei Santi Pietro e Paolo) davanti al Liaison Office, l’ufficio del governo centrale cinese nel Territorio, contro i trattamenti inumani che le autorità cinesi applicano al clero nella Cina continentale. Inoltre, hanno chiesto il rilascio degli uomini di Chiesa detenuti. Uno dei rappresentanti della comunità cattolica, Patrick Poon, ha parlato durante la manifestazione per dire che i fedeli di Hong Kong sono stati “costretti a scendere in strada” dato che “i diritti umani, e in modo particolare la libertà religiosa, dei cattolici cinesi sono statai violati in maniera molto seria, fino ad arrivare a una situazione intollerabile”. Davanti all’ufficio e per la strada c’erano dozzine di poliziotti armati. Poon ha parlato anche della “triste e condannabile ordinazione episcopale illecita” senza approvazione papale che si è svolta a Leshan, nel Sichuan, e di quella proposta a Handan, nell’Hebei, dove il vescovo designato è stato costretto a sparire e ha visto mettere in pericolo la propria libertà personale. “Noi protestiamo con forza contro la decisione ostinata del governo cinese di voler continuare le ordinazioni illecite – ha detto – che rappresenta una seria mancanza di rispetto nei confronti della Chiesa e crea dolore e divisione nella comunità dei fedeli”. I cattolici sono scesi in piazza dopo aver partecipato a una messa presieduta dal cardinale Zen in una cappella adiacente. La liturgia ha celebrato il giorno di festa con preghiere per i perseguitati e i sofferenti in Cina. L’evento è stato organizzato dalla Commissione diocesana Giustizia e pace. Portando manifesti, scritte e una grossa croce, i manifestanti hanno cantato degli inni. Ognuno di loro portava addosso una striscia gialla con il nome di un membro del clero scomparso o arrestato. Come al solito, nessun rappresentante ufficiale cinese si è presentato per ricevere la lettera di protesta, che è stata attaccata al cancello. I manifestanti hanno chiesto con forza al governo di indagare su alcuni casi di sacerdoti torturati e hanno chiesto per loro le scuse ufficiali e un rimborso. Poon ha spiegato che i sacerdoti di Zhangjiakou (Hebei) sono stati costretti ad accettare il cosiddetto “permesso di sacerdozio” e il principio governativo di una Chiesa “indipendente, autonoma e auto-organizzata”. Ha citato poi il padre Zhang Guangjun di Xuanhua (Hebei) che è stato picchiato con violenza e quello di p. Chen Hailong, sempre di Xuanhua, che è stato portato via da alcuni membri del governo lo scorso 9 aprile e da allora è scomparso. I cattolici, ha detto Poon, “sono preoccupati per la sicurezza personale di tutti questi sacerdoti spariti e in falera, che sono stati semplicemente leali alla loro fede e hanno esercitato la libertà religiosa garantita dalla Costituzione cinese”. Domani, primo luglio, sarà il 79esimo compleanno del vescovo Su Zhimin di Baoding (Hebei), sparito nel nulla da 14 anni. Un terzo della sua vita l’ha passata in galera: “Il trattamento crudele e inumano nei confronti di mons. Su è oltraggioso”. I manifestanti hanno chiesto inoltre di conoscere la sorte di altri membri del clero, fra cui p. Lu Genjun di Baoding e mons. Shi Enxiang di Yixian, e il rilascio di tutti i cattolici detenuti, fra cui p. Ma Wuyong, p. Liu Honggeng di Baoding e p. Li Huisheng di Xiwanzi. I cattolici, ha concluso Poon, “sperano che le autorità cinesi vorranno presto rispettare la libertà religiosa dei cittadini e la libertà di coscienza del clero, fermando le ordinazioni illecite dei vescovi”.

Fonte: Asia News, 30 giugno 2011

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