Hong Kong, cresce il clima anti-Pechino: manifestanti contro i commercianti cinesi

Ancora proteste per le strade di Hong Kong e ancora scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Non si placa l’impeto indipendentista dei centinaia di migliaia di hongkonghesi che intendono, una volta per tutte, tagliare alla radice ogni legame politico della loro città con la Cina continentale.

“Non vogliamo che Pechino interferisca nel nostro sistema legislativo”, sostengono da settimane i tanti giovani che hanno partecipato alle proteste di massa contro il disegno di legge sull’estradizione forzata in Cina. I toni, da fine maggio a oggi, sono saliti sempre di più fino all’irruzione violenta di alcuni dimostranti nella sede del Parlamento localeCarrie Lam, la governatrice locale sostenuta dalla Cina, dopo giorni tesissimi ha ceduto dichiarando “la morte” della legge. Il termine è vago, non si capisce se la discussione sarà o meno ripresa in futuro, quindi i manifestanti continuano a protestare e chiedono la soppressione definitiva della legge, oltre alle dimissioni di Lam e la liberazione dei cittadini catturati durante le proteste.

Cresce il risentimento anti Pechino

Da Pechino non sono arrivati segnali, se non la completa fiducia rinnovata a Carrie Lam. La governatrice ha sì l’appoggio del Partito centrale ma allo stesso tempo deve combattere da sola; Xi Jinping non può rovinare ulteriormente la propria immagine spendendosi in prima persona per una questione che potrebbe davvero ledere la reputazione della Cina. Avanti con Lam, dunque, almeno fino al termine del suo mandato e nella speranza che la situazione possa tornare alla normalità. Il problema è che da queste parti ogni weekend è buono per nuovi scontri. Questa volta è spuntato addirittura un pretesto inedito alla base del risentimento degli hongkonghesi nei confronti della Cina continentale. Come racconta Reuters, i manifestanti si sono scontrati con la polizia in un distretto vicino al confine cinese, Sheng Shui, situato nella parte settentrionale di Hong Kong, a pochi passi da Shenzen.

Commercianti cinesi nel mirino

Il raduno ha richiamato migliaia di persone che si sono incontrate per protestare contro la presenza in loco dei commercianti cinesi. Li chiamano “commercianti paralleli”, questi astuti e furbi personaggi, che si infilano nei meandri di Hong Kong per acquistare grandi quantità di merci esenti dai dazi e rivenderle nella Cina continentale. Gli abitanti dell’ex roccaforte britannica hanno accusato i commercianti di aver alimentato l’inflazione e fatto salire i prezzi delle proprietà per colpa delle loro pratiche. Domenica prossima, intanto, è prevista una nuova manifestazione, questa volta nell’area Sha Tin, appartenente ai cosiddetti Nuovi Territori tra Hong Kong e la Cina continentale. A sua discolpa, il governo locale ha affermato di aver arrestato negli ultimi 18 mesi 126 turisti sospettati di violare le condizioni del soggiorno a causa di attività commerciali parallele; circa 5.000 cinesi, invece, non sono stati fatti entrare per lo stesso motivo. Evidentemente agli abitanti di Hong Kong non basta; chi vive qui è così tanto esasperato da scagliarsi contro commercianti che per anni hanno fatto spola tra i due mondi senza incontrare alcun ostacolo. Ogni pretesto, ormai, è buono per protestare contro Pechino. Il rischio è che questa rabbia possa sfociare in una vera e propria sommossa popolare.

Fonte: Inside Over,16/o7/2019

English article,DW news:

Hong Kong protesters target traders from mainland China

 

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