HONG KONG – CINA: Card. Zen, marcia di 84 ore per un referendum sulla democrazia ad Hong Kong

di Paul Wang

Il referendum (non ufficiale) si terrà il 20-22 giugno. Gruppi di cattolici accompagneranno il card. Zen. Difficoltà per le temperature molto alte nella stagione. Il sostegno del card. Tong. Le paure di Zhou Nan, ex direttore della Xinhua, che invoca l’intervento dei militari cinesi per evitare che Occupy Central proclami l’indipendenza del territorio.

Hong Kong (AsiaNews) – Il card. Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha deciso di marciare per 84 ore in tutto il territorio, per spingere i cittadini a partecipare a un referendum non ufficiale che chiede la piena democrazia ad Hong Kong e il suffragio universale per l’elezione del governatore nel 2017.

Il referendum è stato proposto da Occupy Central, un movimento di disobbedienza civile, che da mesi occupa uno spazio nella zona della City, vicino alla sede del parlamento e alla Hong Kong & Shanghai Bank. Il referendum vorrebbe mostrare che la maggioranza della popolazione della ex colonia vuole una democrazia reale e si terrà dal 20 al 22 giugno. Al presente solo metà del parlamento è eletto dalla base; il governatore è eletto da un comitato in cui si sente la mano pesante di Pechino.

Anni fa Pechino aveva promesso che nel 2017 “forse” si sarebbe attuata la piena democrazia per Hong Kong, ma al momento ogni riforma sembra congelata, sebbene la Basic Law (la mini costituzione di Hong Kong, firmata da Pechino) ammette che di piena democrazia si sarebbe potuto parlare dal 2007.

Con un avviso sul Kung Kaopo, il settimanale diocesano in cinese, il card. Zen ha dichiarato che dal 14 giugno, egli camminerà per 12 ore al giorno, toccando via via 18 punti del territorio. Gruppi di cattolici hanno accettato di accompagnarlo. La marcia si presenta difficile soprattutto perché il porporato ha ormai 82 anni e in questo periodo ad Hong Kong la temperatura è sempre sui 32 gradi, con livelli molto alti di umidità.

Con maggiore discrezione, la lotta per la democrazia nel territorio è sostenuta anche dall’altro cardinale, John Tong, attuale vescovo di Hong Kong. In un articolo del Kung Kaopo (del 26 maggio), egli ha detto che un sistema democratico di governo è condizione necessaria per il benessere di Hong Kong. Egli spera che con un dialogo genuino, la società potrà attuare un sistema per la nomina dei candidati e del capo dell’esecutivo che si basi su meccanismi realmente democratici. Per il card. Tong il referendum “dà una concreta espressione all’opinione pubblica”.

La forte richiesta di un piano democratico per le elezioni del 2017 ha suscitato l’ira di Zhou Nan, ex direttore dell’ufficio della Xinhua ad Hong Kong. Nei giorni scorsi egli ha accusato “forze anti-Cina” di utilizzare il movimento Occupy Central per “usurpare la giurisdizione della città”. Il fare “arrogante” del movimento potrebbe portare a dichiarare “l’indipendenza di Hong Kong”. Per questo egli invoca l’intervento dei soldati cinesi, già stazionati nel territorio.

Ieri, Zhou Nan ha ricevuto una risposta indiretta dal segretario per la giustizia Rimsky Yuen Kwok-keung, il quale ha affermato che “le forze di polizia [di Hong Kong] sono capaci di gestire ogni attività che possa danneggiare la legge e l’ordine” e che non c’è bisogno di far intervenire l’esercito cinese.

AsiaNews,09/06/2014

English version:
Card Zen on 84 hour march for democracy referendum in Hong Kong

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