Henan, presunto omicida libero dopo 10 anni : la vittima è viva

Un uomo che ha trascorso gli ultimi 10 anni in prigione con l’accusa di omicidio, è stato liberato perché la “vittima” era ancora viva. Zhao Zuohai – il presunto omicida – aveva litigato con un vicino, poi scomparso nel nulla. Un tribunale lo aveva condannato 18 mesi più tardi, in seguito al ritrovamento di un cadavere decapitato in decomposizione e alla confessione estorta con la forza dalla polizia.

La vicenda risale all’ottobre del 1997: Zhao Zuohai e Zhao Zhenshang, residenti a Shangqiu – città della contea di Zhecheng (Henan) – hanno avuto un diverbio per motivi economici e passionali. La scomparsa di Zhao Zhenshang e il ritrovamento di un cadavere con la testa mozzata avevano aperto le porte del carcere al presunto omicida.

Il fratello di Zhao Zuohai ha denunciato torture e abusi da parte della polizia, che avrebbe fatto ingerire acqua intrisa di peperoncino e acceso petardi sul capo dell’uomo per costringerlo a confessare. Esperti di giustizia in Cina confermano che in molti casi i tribunali condannano gli imputati in base a confessioni estorte sotto tortura. In un primo momento Zhao Zuohai aveva ricevuto la condanna a morte, poi commutata in 29 anni di galera.

Il 30 aprile scorso Zhao Zhenshang, 56 anni, ha fatto rientro al villaggio di origine. La “vittima” ha confessato di essere fuggito perchè avendo colpito Zhao Zuohai nel corso della rissa, temeva di averlo ferito a morte. Davanti al giudice l’uomo ha confermato la propria identità, scagionando Zhao Zuohai dall’accusa di omicidio. Il tribunale ha subito disposto un provvedimento di scarcerazione, rigettando tutti i capi di accusa.

L’Alta corte del popolo dell’Henan ha disposto l’apertura di un’indagine sulla vicenda e ritiene responsabile il giudice che ha emesso a suo tempo la prima sentenza di condanna. Fonti del tribunale assicurano  che il giudice “verrà punito”. Tuttavia, durante gli anni in galera la vita familiare di Zhao Zuohai è cambiata in modo radicale. La moglie ha sposato un altro uomo e due dei suoi figli sono stati adottati.

La vicenda di Zhao Zuohai è solo l’ultimo dei casi di giustizia sommaria in Cina, che da sola esegue il 90% delle pene capitali in tutto il mondo. Nel 2008, secondo stime ufficiali, vi sono state 4 mila condanne a morte e 1.770 esecuzioni: alcuni attivisti per i diritti umani ne denunciano invece “almeno il doppio”.

Una conferma di questi dati non ufficiali si è avuta in occasione dell’Assemblea nazionale del popolo del 2006, quando Chen Zhonglin (uno dei delegati) ha detto che la Cina mette a morte “circa 10 mila persone” l’anno, ma ha aggiunto che la politica di Pechino impone di considerare un “segreto di Stato” i dati ufficiali sull’argomento.

Fonte: Asianews, 10 maggio 2010

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