Guizhou, il governo ruba la terra: abitanti in piazza, scontri con la polizia

Oltre 700 agenti di pubblica sicurezza caricano la folla, composta anche da anziani e bambini. Il caso nasce dalla requisizione forzata di 67 ettari di terreno, che il Partito non vuole pagare agli abitanti.
Le autorità della provincia sud-occidentale del Guizhou hanno tagliato le comunicazioni e bloccato le strade che portano al piccolo villaggio di Tongle, dove si sono verificati scontri molto violenti fra la polizia e i residenti che si oppongono alla requisizione forzata delle loro terre. La stabilità sociale si conferma dunque una delle minacce più pericolose per il mantenimento del potere da parte del Partito comunista cinese.
Uno dei residenti del villaggio dice: “Siamo riusciti a mettere su internet alcuni resoconti delle violenze, ma le autorità li hanno cancellati subito. Ora il villaggio è stato totalmente isolato, e riusciamo a scambiarci notizie soltanto usando i messaggi sul cellulare”. Zhang, questo il nome del testimone, aggiunge: “La polizia sta ancora compiendo degli arresti nella zona”.
Sulla Rete sono state inserite anche delle foto, che mostrano la folla riunita contro gli agenti in tenuta anti-sommossa. Si notano molte facce sanguinanti, comprese quelle di alcuni anziani. Secondo Zhang, “le cose stanno diventando molto serie. La polizia usa lacrimogeni e manganelli elettrici per tenere a bada gli abitanti, che cercano di proteggere la terra. Sono stati i poliziotti ad attaccare per primi”.
Alla base delle violenze c’è la requisizione forzata delle terre del villaggio, ordinata dalle autorità locali. Nonostante la legge cinese preveda un risarcimento per chi viene allontanato dalle sue proprietà, questo è molto spesso estremamente inferiore al vero valore dei beni espropriati. Uno dei responsabili del municipio di Guilin conferma gli scontri, ma non fornisce altri dettagli. Un altro, al telefono, dice: “I nostri dirigenti si sono già occupati della cosa, e tutto è andato secondo quanto è stabilito dalla nostra legge”.
Il terreno in questione arriva a 67 ettari di estensione: gli abitanti sostengono di non aver mai ricevuto il denaro promesso e accusano il governo di aver venduto la terra a più di dieci volte il valore cui l’aveva stimata durante la requisizione. Al momento, sono oltre 700 gli agenti che guardano a vista il villaggio e i suoi abitanti, mentre le strade che conducono a Tongle sono state sbarrate.
Il Guizhou è già tristemente nota per gli abusi che lì vengono commessi dalle autorità locali. Il più grave risale al luglio del 2008, quando una ragazza 15enne venne violentata e uccisa da giovani, figli di influenti politici del luogo, che poi hanno dichiarato che questa “si era suicidata”. La popolazione locale, infuriata per la menzogna, ha lanciato una delle proteste di massa più imponenti degli ultimi tempi, fino a costringere Pechino a rimuovere i locali vertici del Partito.
Ma il malgoverno, nonostante i proclami del presidente Hu Jintao, sembra inestirpabile soprattutto nelle zone rurali del Paese. Si moltiplicano in Cina, infatti, i casi di corruzione e violenze contro gli abitanti, che il governo centrale sembra incapace di ridurre nonostante il pericolo che questi rappresentano per la sua autorità.
Fonte: AsiaNews, 27 gennaio 2010

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.