Guerra commerciale fra Pechino e Manila per le isole contese

La Cina ha ordinato la sospensione di alcuni tour turistici nelle Filippine e ha aumentato i controlli sulle importazioni di generi alimentari, in particolare la frutta: lo scontro fra Pechino e Manila, per i territori contesi nel mar Cinese meridionale, si sta trasformando in una vera e propria guerra commerciale, dopo settimane di aspre polemiche. Una giornalista della tv di Stato cinese, durante un notiziario, è arrivata ad affermare che “le Filippine rientrano nella piena sovranità territoriale della Cina”. Si è trattato di una gaffe clamorosa, che ha scatenato l’ilarità del web poiché la conduttrice ha confuso l’intero arcipelago con le Scarborough Shoal (le Huangyan per Pechino), un gruppo di atolli situati fra l’isola di Luzon e le isole Zhongsha, da settimane al centro di una disputa fra i due Paesi dell’Asia Pacifico. Gli internauti cinesi l’hanno definita “una vera patriota”; He Jia si è scusata attraverso il proprio blog per l’errore, ma dai vertici della CCTV non vi sono state prese di posizione ufficiali, né ritrattazioni. Nei giorni scorsi l’Ufficio per il turismo di Shanghai ha ordinato la sospensione “a tempo indefinito” dei viaggi nelle Filippine. Un provvedimento analogo è stato preso da Ctrip.com, agenzia nazionale on-line che cita “ragioni di sicurezza” alla base della decisione. Sempre per motivi di sicurezza, l’ambasciata cinese a Manila ha lanciato un’allerta ai propri concittadini, per possibili manifestazioni e proteste in chiave anti-cinese. L’agenzia per il controllo e la sicurezza alimentare a Pechino ha ordinato controlli serrati sulla frutta importata dalle Filippine, in particolare per quanto concerne banane e ananas. Tuttavia, la decisione non dovrebbe avere un grosso impatto sull’economia filippina perché il turismo dalla Cina è il 9% del totale, mentre per le esportazioni di prodotti agricoli non superano il 12%. In ogni caso la battaglia commerciale è solo l’ultimo passo di una guerra  in cui finora non è stato sparato un solo colpo, ma che rischia di avere pesanti ripercussioni sugli equilibri nell’area. In risposta agli avvertimenti della diplomazia di Pechino e degli editoriali al vetriolo dei quotidiani cinesi, il governo filippino ha annunciato che gli Stati Uniti sono pronti a “proteggere” la nazione in caso di attacchi nel mar Cinese meridionale. Ma il portavoce del presidente Benino Aquino tiene anche a precisare che “Manila non ha alcun interesse ad alimentare la tensione”.  Lo scontro che oppone Manila e Pechino nel Mar Cinese meridionale si è acuito lo scorso otto aprile, quando la marina filippina ha tentato di bloccare pescherecci cinesi che avevano varcato il confine che segna la porzione di mare al centro della contesa. Da qui l’intervento di navi da guerra cinesi, a protezione delle imbarcazioni e degli “interessi” nazionali. Da allora vi è un clima di forte tensione nella zona e a nulla sono valsi gli sforzi diplomatici messi in campo dalla comunità internazionale. Fra le nazioni della regione Asia-Pacifico, la Cina è quella che avanza le maggiori rivendicazioni in materia di confini marittimi nel mar Cinese meridionale. L’egemonia nell’area riveste un carattere strategico per il commercio e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale, di cui è ricco il sottosuolo. A contendere le mire espansionistiche di Pechino vi sono Vietnam, Filippine, Malaysia, il sultanato del Brunei e Taiwan, cui si uniscono la difesa degli interessi strategici degli Stati Uniti nell’area. Nella zona negli ultimi mesi si sono registrati numerosi “incidenti” fra navi militari o imbarcazioni di pescatori – in una zona caratterizzata da una fiorente fauna ittica – battenti bandiere di Pechino, Hanoi e Manila.

Fonte: Asia News, 10 maggio 2012

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.