Gudrub, 53mo tibetano che si dà fuoco contro l’occupazione cinese

Un tibetano si è dato fuoco ieri a Diru, nella contea di Nagchu (Regione autonoma del Tibet). Gudrub, 41 anni, è morto poco dopo il gesto. L’uomo ha lasciato una dichiarazione in cui invita i tibetani a promuovere “l’unità e la solidarietà” e a “non perdere il coraggio di lottare  per la libertà del Tibet”. Gudrub è il 53mo tibetano che si dà fuoco per protestare contro l’occupazione cinese del Tibet e le misure di restrizione adottate dalle autorità  di Pechino contro la popolazione. La sua è la seconda auto-immolazione in una settimana. Lo scorso 29 settembre un altro manifestante si è suicidato nella contea di Dzatoe nel Sichuan. I continui casi di suicidi di giovani tibetani, laici e religiosi, in nome della libertà del Tibet hanno spinto i leader tibetani in esilio a Dharamsala (India) ad organizzare un summit di tutte le delegazioni tibetane del mondo per cercare di fermare questo fenomeno. I 420 delegati, da 26 nazioni diverse, si sono riuniti per 4 giorni di discussioni e dibattiti e hanno concluso i lavori con la pubblicazione di 31 Raccomandazioni per il popolo tibetano. Dopo aver espresso il “massimo rispetto” per il sacrificio dei giovani che a tutt’oggi si sono sacrificati, il Summit ha dichiarato che il governo cinese “è il solo responsabile di questa situazione” e si è detto “pronto” a portare i leader di Pechino davanti alle Corti di giustizia internazionale per i loro crimini contro la popolazione locale. Tuttavia, nel testo, i delegati invitano “tutti i tibetani” a “camminare sulla via del Dalai Lama, ovvero cercare sempre di perseguire la Via di Mezzo e non commettere atti estremi”.

Fonte: Asia News, 5 ottobre 2012

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