Guangzhou, al Forum globale degli avvocati mancano quelli cinesi per i diritti umani

Il Partito invia ai partecipanti all’incontro una serie di direttive che mettono bene in chiaro la situazione: “Essere un avvocato in Cina, significa che la tua vita dipende dal Partito e per questo si deve obbedire al Partito. Condizioni basilari per essere avvocato è di amare il Partito e il socialismo”. Invitati 600 fra legali, rappresentanti di governi e di gruppi finanziari.

Il 9 e il 10 dicembre si terrà nella capitale del Guangdong un “Forum globale degli avvocati”. Ne dà notizia il sito di China Change, annunciando che ad esso sono invitati almeno 600 personalità internazionali fra avvocati, rappresentanti di governi, di gruppi finanziari, ecc. Ma non ci saranno gruppi di avvocati cinesi per i diritti umani, che dopo aver subito un’aspra repressione nel 2015, compresa prigionia e tortura, ora non possono esercitare la professione perché radiati dall’albo.

Lo scopo del “Forum” – sponsorizzato dall’Associazione degli avvocati di tutta la Cina e dal Ministero cinese della giustizia – è molto elevato: “Sostenere lo spirito dello stato di diritto nel costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità; creare una piattaforma internazionale per gli avvocati di ogni nazione per lo scambio e la cooperazione; consolidare ulteriormente il consenso sulla professione legale internazionale; guidare gli avvocati delle varie nazioni nel partecipare alla riforma del sistema di governance globale; costruire una rete di collaborazione globale in campo legale; promuovere insieme la costruzione della civiltà dello stato di diritto nel mondo”.

Allo scopo di far riuscire la conferenza, e in modo più prosaico, il 21 novembre scorso, tutte le associazioni di avvocati a Guangzhou hanno ricevuto ordini “dalle alte autorità”, che vanno eseguiti senza discutere; ogni violazione sarà punita.

Fra gli ordini, si legge fra l’altro: “Sul tema di Hong Kong, agli avvocati non è permesso esprimere opinioni differenti da quelli del Partito”; oppure: “Essere un avvocato in Cina, significa che la tua vita dipende dal Partito e per questo si deve obbedire al Partito. Condizioni basilari per essere avvocato è di amare il Partito e il socialismo”.

Questi ordini sono tassativi fino al 15 di dicembre.

Wang Yu, avvocata per i diritti umani a Pechino, una delle prime ad essere perseguita durante il raid del luglio 2015, esorta le personalità invitate – fra cui Horacio Bernardes Neto, presidente dell’Associazione internazionale degli avvocati – di far sentire la loro voce e conoscere di più la reale situazione del lavoro legale in Cina.

Tang Jitian, un altro avvocato, radiato dall’albo nel 2009, dichiara: “Un Paese che non ha ancora ratificato la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e puntualmente viola i diritti degli avvocati, non è qualificata ad ospitare un simile evento, né tantomeno di prescrivere azioni per gli avvocati o per la professione legale”.

Fonte:Asia News,o5/12/2019

Articolo in inglese:

Chinese human rights lawyers missing from Global Lawyers Forum in Guangzhou

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