Guangxi: la polizia caccia i contadini dalla loro terra e li arresta

I contadini del distretto di Beigang della città Guigang, nel meridionale Guangxi, rifiutano di cedere la terra al governo per un indennizzo troppo basso e, per impedire l’accesso agli escavatori, bloccano le strade. La polizia interviene in forza il 10 aprile e caccia i contadini dalla loro terra, dopo scontri con feriti e diversi arresti. Il governo locale ha disposto l’esproprio di 400 mu (66 acri) di terra e ha offerto agli agricoltori 42mila yuan per mu, ma questi hanno rifiutato l’indennizzo perché molto inadeguato. Il governo ha comunque mandato gli escavatori a inizio di aprile, per prendere possesso della terra e iniziare i lavori. I contadini hanno bloccato le strade e si sono messi di guardia ai campi, giorno e notte. Il 10 aprile la polizia ha abbattuto gli striscioni di protesta e pestato i contadini, che allora hanno bloccato la strada che porta al villaggio di Simin. Nel pomeriggio centinaia di poliziotti, tra cui la Polizia armata del popolo (Pap) nucleo specializzato per i disordini sociali, hanno caricato e disperso i residenti. Ci sono stati feriti e il contadino Yan Feiming è stato ricoverato in ospedale con ferite gravi. La polizia ha portato via almeno 8 residenti mentre molti altri sono ricercati e hanno paura a tornare a casa. Un residente ha filmato il pacifico blocco delle strade e ha caricato la ripresa su YouTube. La figlia di Bu Shuiyuanm dice che la polizia lo ha arrestato senza dare alcun documento. Spiega che dopo gli scontri, “la polizia è andata casa per casa, cercando i residenti che vi avevano partecipato. Hanno arrestato anche chi non c’era stato. Nella mia famiglia ci sono stati 6 arresti”. In seguito la polizia ha esteso la ricerca ai villaggi vicini. “Penso che siamo senza speranza – aggiunge – Una volta alcuni residenti hanno presentato petizioni al governo municipale,  riguardo alla terra, ma non hanno mai ricevuto risposta”. Uno dei contadini spiega all’agenzia RadioFreeAsia che per loro la terra è necessaria per vivere. “Ora l’abbiamo persa – dice – e non abbiamo dove coltivare le verdure. Non so come potremo sopravvivere”. Gli espropri di terre agricole, anche se non ben visti da Pechino, sono molto praticati nelle zone rurali. I leader locali si appropriano di terre a basso costo, pagando indennità inadeguate, e li cedono a ditte di costruzioni o a fabbriche, ricavandone grandi guadagni. Secondo dati di pochi anni fa, nel Paese ci sono ogni anno oltre 87mila incidenti di massa per motivi economici, dei quali molti sono collegati a espropri forzati di terreni.

Fonte: Asia News, 13 aprile 2011

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