Guangdong: il datore di lavoro accoltella l’operaio per non pagarlo, scoppia la guerriglia urbana

Una settimana di guerriglia urbana a Guxiang, nella città di Chaozhou nel Guangdong, dopo che un imprenditore ha accoltellato un lavoratore per non pagargli il salario. In protesta, prima centinaia, poi migliaia di migranti scendono in piazza, distruggono autoveicoli e vetrine, si scontrano con la polizia e persino con i residenti. Xiong Hanjiang, 20 anni migrante del Sichuan operaio in  una fabbrica di ceramiche, il 1° giugno è andato con il padre a chiedere i salari arretrati per circa 3mila yuan. Invece il datore di lavoro e altre due persone li hanno aggrediti, hanno pestato il padre e hanno tagliato i tendini di mani  e piedi a Xiong, rendendolo per sempre invalido. Il 3 giugno decine di migranti si sono radunati davanti al municipio chiedendo l’arresto degli aggressori. Invece la polizia ha arrestato alcuni dimostranti, mentre i feritori sono rimasti liberi. L’agenzia Radio Free Asia riferisce che questo ha scatenato l’ira dei migranti della zona, soprattutto per l’inattività delle autorità. Nei giorni successivi ci sono state altre proteste e scontri: negozi chiusi, polizia armata e in tenuta antisommosa per le strade. Infine il 5 giugno notte i tre aggressori sono stati arrestati. Ma questo non ha fermato le proteste, culminate il 6 giugno quando oltre 200 lavoratori migranti hanno inscenato una violenta protesta avanti al municipio di Chaozhou. E’ intervenuta la polizia e la protesta è degenerata in violenti scontri con  migliaia di migranti, con almeno 30 veicoli distrutti, arresti e un numero imprecisato di feriti. Un video messo sul popolare portale web Sina.com mostra centinaia, forse migliaia di persone correre per la strada, lanciando pietre contro automobili e veicoli della polizia. I migranti si sono scontrati anche con i residenti. Dopo gli scontri, parecchi negozi sono rimasti chiusi e molti migranti hanno lasciato la città per timore di rappresaglie dei residenti. In Cina ci sono ogni anno decine di migliaia di proteste di massa per motivi economici, molti datori di lavoro non vogliono pagare i salari o impongono ai dipendenti condizioni di lavoro inique. Le autorità spesso non intervengono per tutelare i diritti dei lavoratori, mentre il sindacato è un organo del partito comunista che di frequente privilegia le esigenze della produzione piuttosto che i lavoratori.

Fonte: Asia News, 8 giugno 2011

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