Grecia, saranno i cinesi ad accendere la luce ad Atene

Grecia capta: dopo il porto, l’elettricità. I cinesi stanno davvero catturando la Grecia pezzo per pezzo. Una marcia trionfale che si era aperta all’inizio dell’anno con il 51 per cento del Porto del Pireo finito nelle mani di COSCO Shipping, il colosso della navigazione di Stato, per la bellezza di 280 milioni di euro. E adesso, puntuali, l’anno si chiude con un’altra bella acquisizione, il 25 per cento di ADMIE, la società elettrica greca. Questa volta a staccare l’assegno da 320 milioni di euro è un altro gigante, quella State Grid Corp che è la più grande utility del mondo e ha già fatto affari in mezzo pianeta, dalle Filippine al Portogallo, dall’Australia all’Italia. Il business con noi passa, per la precisione, attraverso i due miliardi di euro che Pechino ha versato per entrare con il 40 per cento in Cdp Reti, l’azienda della Cassa Depositi e Prestiti che controlla il 30 per cento di Snam e Terna. Ma al di là delle cifre sul piatto la partita che la Cina si sta giocando in Grecia è molto più ambiziosa.

Sì, State Grid è un gigante da 40 miliardi di dollari che nello shopping internazionale in cui i cinesi si sono specializzati ha già investito 10 miliardi: benedetta ovviamente dal potere di Pechino che per operazioni come queste è sempre pronto ad aprire anche i cordoni della China Development Bank. E gli 11mila chilometri di rete elettrica greca fanno comodo eccome in vista di quella super rete globale che si appresta a costruire entro il 2050 e metterà in comunicazione paesi di diversi continenti. Ma è chiaro che per i cinesi la penisola greca è la rampa di lancio per la conquista dell’Europa. Il porto del Pireo è da millenni un punto di snodo cruciale e Pechino vorrebbe farne ora l’attracco principe della nuova via della seta. È l’offensiva economica chiamata One Belt One Road: dalla Cina con furore verso il resto del mondo, grazie all’espansione di quella che uno studio McKinsey ha definito “la più grande piattaforma per la collaborazione” globale, che coprirebbe “il 65 per cento della popolazione, un terzo del pil del mondiale, un quarto di tutti i beni e servizi circolanti”.

E quale migliore base esterna della Grecia per fare da raccordo ai movimenti in partenza da qui? Questa, ovviamente, è una partita ancora tutta da giocare. E dove anche un’altra penisola, per esempio l’Italia, potrebbe provare a giocarsi qualche carta: a partire da quella sul corridoio adriatico di cui da tempo si parla. Nell’attesa, le centinaia di milioni di yuan che piovono su Atene sono un toccasana per il governo di Alexis Tsipras che deve chiudere entro marzo l’operazione bailout. Che i soldi del gigante elettrico cinese siano davvero la luce che finalmente si vede in fondo al tunnel?

Fonte: repubblica.it, 21 dic 16

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.