Grazia a 7000 detenuti in Birmania: a novembre le elezioni

In Birmania, concessa la grazia presidenziale a quasi 7.000 prigionieri, tra cui alcuni ex funzionari dei servizi segreti militari. Il ministero dell’Informazione spiega sul suo sito web che 6.966 prigionieri, tra cui 210 stranieri, saranno liberati da varie prigioni in tutto il Paese “per motivi umanitari e in vista della  riconciliazione nazionale”.

Le decisioni del presidente Thein Sein arrivano in occasione di una importante festa religiosa buddista e soprattutto in vista delle elezioni generali di novembre. Fausta Speranza ne ha parlato con la studiosa di Sudest asiatico Cecilia Brighi, segretario generale di “Italia-Birmania Insieme”:

R. – Le elezioni sono sicuramente uno dei motivi principali per cui il presidente Thein Sein ha deciso la liberazione di quasi 7 mila detenuti. Aveva già deciso in passato – doveva essere entro la fine nel 2013 – di liberare  tutti i prigionieri politici: in realtà, ancora adesso, non è chiaro se tra questi quasi 7 mila detenuti vi siano i 163 prigionieri politici ancora in carcere. Questo non è molto chiaro… Tradizionalmente in vista delle elezioni la Giunta militare ha fatto una serie di amnistie, e ora anche l’attuale governo. Questo serve per sciogliere un po’ le tensioni, per far vedere che c’è una disponibilità, una buona volontà nei confronti della popolazione. Ma soprattutto questa liberazione è servita anche a mascherare il fatto che tra i detenuti liberati ci sono 155 cinesi, condannati a lunghissimi anni di carcere – 153 addirittura all’ergastolo e 2 a pene di oltre 10 anni – per traffico di legname nel Nord della Birmania. Questa condanna, che era stata definita recentemente, aveva causato una presa di posizione diplomatica molto dura della Cina nei confronti della Birmania. C’è, però, anche da dire che le nuove norme sul traffico illegale di legname sono molto severe… Per anni, essendo il confine tra la Birmania e la Cina molto poroso, c’è stato un enorme traffico non solo di legname, ma anche di giada e la giada birmana è la migliore giada al mondo. Probabilmente, quindi, l’amnistia è servita soprattutto, su pressioni della Cina, per liberare questi detenuti.

D. – Diciamo qualcosa di queste prossime elezioni?

R. – Le prossime elezioni rappresentano una scadenza molto importante per la Birmania, perché sono la cartina di tornasole del cambiamento politico che la Birmania dice di aver fatto. Oggi Aung San Suu Khy ha registrato il suo partito per le elezioni in una circoscrizione agricola… Quindi le elezioni rappresenteranno sicuramente la verifica del comportamento più o meno corretto di questo nuovo governo semi-civile e non più militare. Ricordo che il 25 per cento dei seggi del Parlamento viene dato su nomina dei militari a militari: quindi i militari sono l’elemento chiave per la presa di decisioni importanti, come appunto il cambiamento della Costituzione. Il mese scorso si sono votati alcuni emendamenti che avrebbero permesso una leggera modifica della Costituzione, ma i militari si sono imposti; si sono imposti anche rispetto alla disponibilità al cambiamento costituzionale del partito di governo ed hanno così impedito questi cambiamenti.

D. – Da tempo parliamo di apertura del Paese, del processo verso una possibile democratizzazione del Paese: che tappa vediamo in questo momento?

R. – Ci sono molte contraddizioni – a mio avviso – e prima fra tutti quella dei negoziati per la pace con le organizzazioni militari degli stati etnici che non stanno andando avanti. Ci saranno nuovi incontri all’inizio di agosto e ovviamente tutti sperano che si arrivi ad un accordo nazionale di cessate-il-fuoco prima delle elezioni.

Radio Vaticana,30/07/2015

English article,The GuardianChinese loggers among 7,000 prisoners released in Burmaù

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