Gli studenti di NoLaogaiLombardia ricordano il ventesimo anniversario del massacro di Piazza Tian An Men

Giovedì 4 giugno gli studenti di NoLaogaiLombardia effettueranno un volantinaggio nel centro di Milano per ricordare alla popolazione il ventesimo anniversario del massacro di Piazza Tian An Men quando giovani studenti, operai e cittadini si ribellarono contro il regime comunista cinese che represse nel sangue la rivolta, nell’indifferenza del mondo occidentale.Oggi in Cina, dopo il beneplacito ricevuto dalla comunità internazionale in occasione delle Olimpiadi,  la repressione contro ogni dissenso è aumentata. Le torture, gli arresti, le persecuzioni religiose continuano. Il 23 gennaio 2009 è morto il giovane tibetano Pema Tsepak di 24 anni, per lesioni riportate mentre era in arresto.  Il 24 febbraio il detenuto Li Qiaoming è stato ucciso in una prigione dello Yunnan. Il 25 febbraio Tapey, un monaco tibetano, è stato ammazzato dalla polizia mentre si  dava fuoco per protestare contro l’occupazione militare del suo paese. Il 16 marzo Padre Francesco Gao Jianli di 39 anni, sacerdote cattolico della diocesi di Fengxiang (Shaanxi), è stato picchiato a sangue e ricoverato nell’ospedale di Baoji.  Il 21 marzo è stato arrestato il pastore protestante “Bike” Zhang Mingxuanl. Il 25 marzo la polizia cinese ha picchiato  a morte un altro  monaco tibetano, Phuntsok Rabten di 27 anni.  Tre monaci tibetani nella contea di Nagchu sono stati arrestati l’11 aprile. 18 cristiani sono stati catturati nell’Henan agli inizi di maggio. Gli avvocati Zhang Kai e Li Chunfu, difensori di attivisti per i diritti umani, sono stati violentemente malmenati dalla polizia il 13 maggio scorso, mentre si trovavano a casa di un loro assistito a Chongqin. Mons. Giacomo Su Zhimin e Mons. Cosma Shi Enxiang, due vescovi della chiesa clandestina cattolica fedele al Papa e quindi perseguitata, sono ancora in mano alla polizia in località sconosciuta da numerosi anni.   Oggi in Cina vi sono almeno 1422 Laogai, i campi di concentramento, dove soffrono milioni e milioni di uomini donne e bambini, costretti al lavoro forzato fino a 18 ore al giorno a vantaggio del regime comunista cinese e di numerose multinazionali che producono o investono in Cina (vedi http://www.laogai.it/?p=5642). Oggi, in questo che fu il glorioso Celeste Impero, è lecito inquinare le terre, i fiumi, i mari e l’atmosfera, guadagnare sulla vendita degli organi dei condannati a morte, sfruttare senza pietà i minatori e i lavoratori, che muoiono a decine di migliaia ogni anno per la mancanza di minime misure di igiene e di sicurezza. Lo Stato obbliga le donne ad abortire o a essere sterilizzate per il controllo delle nascite. Tutto ciò in nome del dio denaro ed in ossequio allo slogan lanciato di Den Xiaoping “arricchirsi è glorioso”.

Nonostante i crimini del regime cinese e la sua trasgressione agli accordi firmati, le autorità politiche ed economiche nazionali ed internazionali occidentali continuano imperterrite a collaborare con Pechino. I mass media presentano, prevalentemente, l’immagine di una Cina in prodigiosa crescita economica e con un promettente progresso sociale. Sia le une che gli altri, quindi, alimentano il consenso e l’ammirazione per questo paese, senza rendersi conto di rafforzare, tacendo sulla violazione dei diritti umani, proprio la dittatura che commette crimini mostruosi e sfrutta il popolo a vantaggio dei ricchi e dei membri del partito. 

La Redazione

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