Gli investimenti cinesi in Sri Lanka portano più povertà e ingiustizie

Sono iniziati i lavori per il 2° aeroporto internazionale dello Sri Lanka, che sorgerà vicino al nuovo porto nel distretto di Hambantota. L’opera è finanziata per circa 200 milioni di dollari dalla Cina, tramite la Export-Import Bank, che sta finanziando molti progetti nel Paese (tra cui 100 milioni alle ferrovie), contrapponendosi alla tradizionale presenza e influenza dell’India. Peraltro analisti osservano che le grandi opere non aiutano a risolvere problemi endemici con la povertà rurale, la diminuzione dell’agricoltura e della produzione alimentare, il crescente debito verso l’estero e l’aumento del costo della vita. In più vi sono pericoli che per attrarre questi investimenti, si rafforzi il preidenzialismo e si soffochino i sindacati.

Sarath Fernando, responsabile del Movimento per l’Agricoltura nazionale e la terra, spiega ad AsiaNews che il governo favorisce questi finanziamenti sostenendo che favoriscono una rapida crescita economica e che questo contribuirà a ridurre la povertà.

“Il governo – spiega Sarath Fernando – favorisce gli investimenti esteri, che portano capitale, tecnologie e l’accesso ai mercati stranieri. Dal 1977, il governo ha fondato la politica economica su questi aspetti. Per attirare gli investimenti esteri occorre avere una stabilità politica e il governo usa questo per giustificare un sistema presidenziale con un tremendo potere in mano a una sola persona. Allo stesso modo si parla di sopprimere le organizzazioni sindacali, perché agli investitori esteri non piace dover trattare coi sindacati e vogliono che il costo del lavoro rimanga basso”.

“Dal 1977, il governo si preoccupa di dare agli investitori terreno, risorse naturali e mano d’opera a basso costo. In questa ottica ricade anche il miglioramento della infrastrutture, come il ‘Maggiore progetto di Sviluppo di Colombo’, che prevede la realizzazione di aeroporto, linee ferroviarie veloci, stazioni termali e altro”.

L’analista è molto critico di questo modello di sviluppo, in quanto “ogni analisi dei risultati di questo pacchetto politico, mostra con facilità che porta ad aumentare la povertà rurale, danneggiare l’agricoltura domestica e la produzione alimentare, accrescere le differenze di reddito e il debito verso l’estero, aumentare il costo della vita e i conflitti politici, favorire la repressione e la violenza. Questo sviluppo avviene contro gli interessi dei più poveri del Paese, perciò la loro protesta va soppressa, e questa è una delle principali ragioni per la soppressione di libertà, democrazia e diritti umani”.

“Queste politiche sono state applicate dal 1977 al 1994 dall’United National Party al potere. La nuova presidente Chandrika Kumaratunga nel 1994 aveva promesso di cambiare modello di sviluppo, ma poi ha adottato la stessa politica. Con il premier Ranil Wickremasinghe questa politica è stata rinforzata e chiamata ‘La ripresa dello Sri Lanka’, c’è stata una maggiore enfasi sullo sviluppo delle infrastrutture e le autorità si sono impegnate per favorire ancora di più questi progetti. Ad esempio facilitando il commercio dei terreni, fra l’altro favorendo la vendita della terra dei piccoli agricoltori, così da poter usare quella terra per le infrastrutture e convincere i contadini a venire in città per aumentare la mano d’opera non qualificata a basso prezzo”.

“Quindi, è semplicistico dire che questi progetti di sviluppo rendano il Paese più ricco. Invece aiutano il settore più ricco della società ad avere maggiori profitti. Anche perché il finanziamento, da chiunque provenga, deve poi essere restituito. I ricchi utilizzano queste infrastrutture per meglio sfruttare le risorse del Paese, anche perché gli investitori ricevono esenzioni fiscali anche totali. E il finanziamento è restituito tramite le tasse pagate dal resto del Paese”. Questo modello di sviluppo “non riduce la povertà, costringe i poveri a sussidiare i ricchi”.

“La lotta tra India e Cina per il controllo dell’economia del Paese non porta benefici ai poveri dello Sri Lanka, ma solo alla parte ricca della società”. “Occorre, invece, aiutare i poveri a sfruttare meglio le risorse naturali del Paese, per favorire uno sviluppo sostenibile”.

Fonte: AsiaNews, 15 marzo 2010

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