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Gli euro falsi in Italia arrivano dalla Cina

Mentre la Via della Seta avvicina l’Italia alla Cina [1], ogni anno in Europa vengono messe in circolazione circa 600mila banconote false di diverso taglio. Nei soli ultimi 12 mesi le forze di polizia e le banche centrali dei singoli stati Ue ne hanno sequestrate per un importo complessivo di 101 milioni di euro (644mila pezzi in tutto, di cui 500mila in Italia).

Spiega oggi Il Sole 24 Ore [2] che secondo i dati della Banca Centrale Europea l’80% degli euro [3]falsificati in circolazione sono «coniati» con tecniche sofisticate che riportano a contraffattori del “Napoli Group”, organizzazione così soprannominata, che risulta tra le più specializzate al mondo nella contraffazione di denaro. Ma il filo degli euro falsi non finisce a Napoli, bensì arriva fino a Pechino:

La produzione di banconote, attraverso tecniche tipografiche, è legata a falsari italiani e bulgari. In Italia sono state trovate tipografie in Campania, ma anche in Lombardia, Lazio e Piemonte, dove avviene produzione massiva di banconote perfettamente simili a quelle originali. Tuttavia le attività di intelligence dell’Antifalsificazione monetaria hanno fatto luce su una forma di «delocalizzazione», con il placet delle mafie, nella produzione delle monete.

«Le organizzazioni italiane – spiega Ferace – hanno delocalizzato la produzione di monete da 50 centesimi, 1 e 2 euro, trasferendo il know-how a gruppi cinesi. Sono perfette. È riprodotto in modo preciso anche il magnete che la Zecca di Stato pone al centro degli euro. Abbiamo scoperto stretti legami con gruppi in Cina [4], che producono in larga scala euro falsi poi fatti rientrare in Italia».

euro falsi
Il primato italiano sugli euro falsi (Il Sole 24 Ore, 18 marzo 2019)

Già «700mila monete provenienti dalla Cina – continua l’ufficiale – sono state sequestrate: spedite dal porto di Shanghai, in un caso sono giunte Genova, ma non possiamo escludere che siano utilizzati altri porti italiani per immettere queste monete false nel circuito europeo».  Poi vengono vendute, di solito alla metà del loro valore reale, prima di finire in circolazione.

Fonte: Nextquotidiano.it,18/03/2019 [5]