Gli abusi sulle donne in Cina nelle “prigioni nere”

L’80% dei detenuti in Cina, nei centri di detenzione non ufficiali, o le cosiddette “prigioni nere”, sono donne e molte, secondo un rapporto pubblicato dal “Chinese Human Rights Defenders” (CHRD), soffrono di continui abusi da parte dei loro carcerieri. Il rapporto, pubblicato come testimonianza sui diritti delle donne di Pechino e per la revisione da parte delle Nazioni Unite, documenta circa 1.000 casi di detenzione segreta e di abuso delle donne nelle carceri nere del paese, che sono spesso utilizzate per mettere a tacere i reclami nei confronti del PCC.

Intitolato, “ti batteremo fino ad ammazzarti impunemente”, il rapporto mette in luce il caso di Ding Hongfen, che affronterà un processo nella provincia orientale di Jiangsu per “danni intenzionali alla proprietà,” dopo aver contribuito a organizzare l’evasione  di 12 persone detenute in una “prigione nera”.

Con l’aiuto di altri attivisti, Ding (lei stessa detenuta in passato in una prigione nera) ha fatto irruzione nella struttura nella città di Wuxi Jiangsu nel giugno 2013 e ha aiutato i detenuti a fuggire.

Ding e gli altri si trovano ad affrontare il carcere probabilmente come rappresaglia per aver svelato la “prigione nera” e per l’audace salvataggio; ha affermato il CHRD in una dichiarazione sul suo sito web.

Secondo il rapporto, le prigioni nere stanno cominciando a sostituire i campi aboliti per “rieducazione attraverso il lavoro” con un sistema delle sentenze amministrative condotto dalla polizia utilizzato per bloccare facinorosi senza processo.

Il CHRD ha descritto le prigioni nere come “una vasta gamma di celle di un’azienda in cui un individuo può essere detenuto per un periodo di tempo indeterminato per ordine di funzionari governativi, senza alcun ricorso legale.”

Aggiungendo che molte delle donne detenute nelle carceri nere sono tra le più vulnerabili nella società cinese, comprese le anziane, i lavoratrici migranti, sfrattae forzate, le donne con disabilità, e le madri con bambini piccoli.

La relazione ha inoltre rilevato il diffuso abuso sessuale sui detenuti.

“Abusi spaventosi”

“All’interno di queste cellule di detenzione d’ombra, i detenuti prevalentemente femminili … sono sottoposti ad abusi terribili,  le aggressioni fisiche e sessuali e la privazione delle cure mediche”, ha riportato il CHRD.

“Noi le chiamiamo “prigioni nere” perché sono illegali, spesso in località segrete, coperte dal governo e le loro vittime sono messe a tacere”; ha detto il direttore internazionale del CHRD, Renee Xia, in un comunicato inviato via email a Radio Free Asia.

“Il fatto che queste strutture, che si allargano a macchia d’olio, colpiscono in modo sproporzionato le donne testimonia la diffusa violenza sponsorizzata dallo stato contro le donne”, ha aggiunto.

Il gruppo durante la testimonianza alle Nazioni Unite ha citato un funzionario cinese che ha affermato che “non c’è nulla di simile” come prigioni nere e ha invitato il governo a riconoscere l’esistenza di tali strutture. Ha aggiunto che l’abuso continuo delle donne è  di particolare preoccupazione.

“In genere sorvegliate dai maschi, le donne vanno incontro ad abusi e minacce fisiche, sessuali e verbali. Le donne hanno anche più probabilità si essere detenute e abusate al fine di intimidire o punire anche i membri della loro famiglia”, dice il rapporto.

Nei primi mesi del 2013, un gruppo di avvocati e attivisti per i diritti hanno contato un totale di 96 centri di detenzione non ufficiali solo a Wuxi. Molti sono convertiti da impianti esistenti, comprese le scuole, basi militari, impianti sportivi, alberghi, hotel, impianti di stoccaggio, e residenze abbandonate.

Il CHRD ha citato il caso di Li Zhiyan dalla provincia settentrionale di Hebei e sua figlia Zhang Zijuan, che sono state detenute illegalmente per quasi sei anni nella città di Baoding.

Rilascio

Il rapporto arriva giorni dopo che la moglie di un importante dissidente mongolo ha invitato il presidente cinese Xi Jinping per liberare il marito da una “prigione nera”, dove è stato tenuto dal suo rilascio da una pena detentiva di 15 anni con l’accusa di “separatismo” e “spionaggio”.

Xinna, moglie di Hada, ha detto dei timori della famiglia per la sua salute e la sicurezza dopo che le autorità hanno rifiutato di permettere le visite dei familiari nel mese di Luglio.

Petizioni

Secondo i dati ufficiali rilasciati lo scorso novembre sono quasi 20.000 le rimostranze depositate ogni giorno negli uffici in tutta la Cina, per lo più da persone di mezza età o anziani con poco o nessun reddito.

Coloro che perseguono le denunce contro il governo – spesso per sgomberi forzati, la perdita di terreni agricoli, incidenti o morte e maltrattamenti in carcere – sono ripetutamente mira di ostruzionismo, detenuti nelle carceri nere, picchiati o perseguitati dalle autorità.

Il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW) esaminerà il rapporto nella tutela dei diritti delle donne e delle ragazze questo mese.

Il CHRD ha invitato le agenzie internazionali a fare pressione su Pechino per porre fine a tutte le detenzioni illegali delle donne e  per liberare tutti i detenuti nelle carceri nere, prendendo gli autori legalmente responsabili e fornendo un risarcimento alle vittime.

Traduzione: Flavio Brilli – Laogai Research Foundation


FonteRadio Free Asia, 22/10/2014

English article, click hereWomen Bear The Brunt of Abuse in China’s ‘Black Jails’: Report

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