Giustizia post mortem

Torna d’attualità un fatto di cronaca dello scorso anno. Yao Jiaxin, 21 anni, aveva investito e poi finito a coltellate Zhang Miao, una ragazza di 26 anni. Yao era stato condannato a morte: la sentenza è stata eseguita lo scorso giugno. Il caso è tornato sui media cinesi in questi giorni, perché la famiglia della vittima che prima aveva rinunciato ai soldi della compensazione, è invece tornata a chiederli ai genitori del ragazzo giustiziato, scatenando polemiche e creando imbarazzo tra chi inizialmente aveva sostenuto la loro causa. A peggiorare le cose per i Zhang, ha scritto oggi il South China Morning Post, «c’è il fatto che prima avevano sostenuto che il denaro gli serviva per le cure mediche per la madre di Zhang, ma cinque giorni più tardi hanno detto che avrebbero chiesto i soldi perché fossero devoluti in beneficenza». Il pubblico – hanno scritto i media cinesi – “è stato troppo emotivo e veloce nel giudicare Yao e la sua famiglia lo scorso anno? L’opinione pubblica ha svolto un ruolo nello spingere i Zhang a rifiutare il risarcimento da parte della famiglia Yao in quel momento? In definitiva, perché la morte di Yao non ha posto fine a questa tragedia per entrambe le famiglie?” C’è anche chi sottolinea il ruolo ambiguo, in tutta questa vicenda, di Zhang Xian, professore universitario e parente dei Zhang, che aveva accusato Yao di essere il figlio di una famiglia ricca e potente contribuendo non poco al supporto dell’opinione pubblica cinese per una condanna a morte del ragazzo. Lo scorso anno il padre di Yao, Yao Qingwei, ha  intentato una causa per diffamazione contro Zhang: «Zhang ha orchestrato questa richiesta di risarcimento, al fine di distogliere l’attenzione dall’accusa di diffamazione intentata da noi contro di lui», ha detto Ma Yanming, un utente di Internet che il padre di Yao ha nominato per parlare a suo nome nella controversia in corso. «È stato anche colui che ha trasformato questa vicenda in una lotta di classe: la città contro la campagna, i ricchi contro i poveri». La famiglia di Yao ha detto alla stampa di essere, in ogni modo, disposta a offrire il risarcimento alla famiglia Zhang promesso prima che il figlio fosse ucciso: «Prima però» ha dichiarato Mao, «devono dimostrare che si trovano in reali difficoltà economiche, e scusarsi per le cose non veritiere che avevano detto di Yao».

Simone Pieranni

Fonte: Lettera43, 21 febbraio 2012

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