Giocattoli cinesi avvelenati al piombo o frutto di lavoro minorile

La diffusa corruzione danneggia il rispetto degli standard internazionali di sicurezza per la costruzione di giocattoli in Cina. Il Paese produce l’80% dei giocattoli mondiali ma rischia  un embargo di altri Stati.
Secondo il quotidiano South China Morning Post, industriali cinesi di giocattoli denunciano che i funzionari per il controllo sulla qualità accettano bustarelle per svolgere controlli poco accurati. Il fenomeno è tanto diffuso che la International Council Toy Industries’ (Icti) Care Foundation – che promuove manifatture create rispettando principi etici – quest’anno ha già messo sotto accusa circa 20 dei 145 suoi ispettori in Cina, pari al 14%.

Ian Anderson, vicepresidente del settore asiatico della Fondazione, ha detto in un seminario che “corruzione e denaro non sono i soli problemi. Ogni mese scopriamo casi di lavoro minorile” nelle fabbriche di giocattoli.

Questi problemi non sono nuovi. Nel 2007 gli Stati Uniti proibirono la vendita di giocattoli della nota multinazionale Mattel e di altre ditte, costruiti in Cina e destinati a bambini in età prescolare, per l’uso di vernici contenenti un’eccessiva quantità di piombo, si parlò di almeno 2 milioni di giocattoli non in regola.  Come conseguenza, il 31 ottobre 2007 il governo del Guangdong revocò o sospese la licenza di produzione a 764 fabbriche di giochi per “problemi sulla qualità” e ad altre 690 diede un termine “per rinnovare gli impianti e migliorare la qualità dei prodotti”.

Negli anni scorsi, poi, più volte ci sono state denunce di utilizzo di lavoro minorile, magari mascherato come corsi di istruzione scolastica pratica, spesso sottopagato e in ambienti di lavoro insalubri.

Proprio in risposta a questi problemi fu istituito il programma Icti, con circa 2.300 fabbriche con 1,7 milioni di dipendenti che hanno aderito a standard di ambienti di lavoro sicuri e umani, programma molto ben considerato in Usa ed Europa. Ma Lawrence Chan Wing-luen, da 37 anni produttore di giochi e ora presidente della Wynnewood Corp., conferma che alcune ditte cercano di corrompere i funzionari per avere pareri positivi sulle condizioni di lavoro e la qualità della produzione, così da risparmiare milioni di euro. Egli è critico per l’eccessivo potere dato a questi funzionari e si chiede chi controlla il loro operato.

Gli industriali temono che nuovi scandali affossino le esportazioni, già in difficoltà. Nel 2009 la Cina ha esportato giocattoli per 7,78 miliardi di dollari, circa il 10% meno del 2008. Ci sono circa 3mila ditta cinesi che esportano giochi, erano 8.500 prima degli scandali del 2007.

Fonte: Asia News, 12 luglio 2010

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