Genocidio in Tibet: Il giudice dell’Alta Corte Spagnola,Moreno, pone 48 domande a Hu Jintao

Pechino, 25 feb. – Il giudice dell’Alta Corte Spagnola, Ismael Moreno, ha inviato 48 domande all’attenzione dell’ex presidente cinese Hu Jintao per accertare il grado di responsabilità del leader in pensione sulla repressione avvenuta in Tibet negli anni Novanta e oggetto di inchiesta da parte della magistratura spagnola.

Hu Jintao è stato la massima autorità politica del Tibet tra il 1988 e il 1992, quando ha ricoperto la carica di segretario del Partito Comunista a livello locale, ed è stato la massima autorità militare del Paese tra il 2005 e il 2012, gli anni in cui è stato a capo della Commissione Militare Centrale e dello Stato. L’inchiesta per genocidio, tortura e abuso dei diritti umani in Tibet era cominciata nell’ottobre scorso, dopo che l’Alta Corte aveva accolto il ricorso di un esule tibetano di cittadinanza spagnola, Thubten Wangchen.

Tra i primi indagati per il reato di presunto genocidio c’era proprio l’ex presidente Hu Jintao, che il 10 ottobre scorso era tra i leader cinesi segnalati dalla corte come responsabili degli orrori accaduti nella regione autonoma. Assieme a Hu erano stati segnati anche il suo predecessore alla guida del Paese, Jiang Zemin, e l’ex premier Li Peng.

L’Alta Corte spagnola ha spiccato proprio nei confronti degli ultimi due un mandato di cattura internazionale per i reati di genocidio, tortura e abuso dei diritti umani. Pechino ha sempre respinto con forza le accuse provenienti da Madrid, che recentemente definito “un errore delle agenzie spagnole, compiuto senza riguardo nei confronti della Cina”.

L’agenzia spagnola Efe ha citato alcune delle domande rivolte al presidente cinese, quasi sicuramente destinate a rimanere senza risposta. “E’ consapevole del fatto che a causa delle a repressione militare e poliziesca imposta per legge, ci sono state in Tibet 450 vittime, settemila feriti, 350 scomparsi e più di tremila detenzioni?”.

In un’altra domanda, il giudice Moreno ha chiesto all’ex presidente se era a conoscenza delle violenze subite dai prigionieri nel carcere numero 1 di Lhasa e ha chiesto conto a Hu della sua gestione del potere. “Era a conoscenza degli eventi accaduti mentre era in carica come presidente e segretario generale del Partito Comunista Cinese?” chiede ancora Ismael Moreno.

Per il momento, nessuna replica formale è arrivata da Pechino, che ha già rigettato le accuse nei confronti di Jiang Zemin nei giorni scorsi. L’Alta Corte spagnola in passato si era resa protagonista di accuse simili ad altri leader stranieri.

Era toccato all’ex dittatore cileno, Augusto Pinochet di essere formalmente incriminato nel 1998 dal giudice Baltasar Garzon, per reati analoghi a quelli oggi imputati agli ex leader di Pechino.

Pinochet si trovava a Londra in quel periodo e dopo 17 mesi di arresti domiciliari gli venne concesso di rientrare in patria per motivi di salute. A permettere alla Corte spagnola di formulare le accuse verso i leader stranieri è una legge che consente al tribunale di applicare la “giurisdizione universale” per i casi riguardanti i diritti umani, qualora a presentarne richiesta sia, come in questo caso, un cittadino spagnolo.

Una nuova legge che restringerà ulteriormente il campo d’azione dei giudici in questo senso è passata nelle scorse settimane al parlamento spagnolo, anche se non è ancora entrata in vigore.

Agi China 25/02/2014

English version, click here:
Spanish court demands answers from Hu Jintao on Tibetan genocide allegations

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