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Funzionario cinese: Pechino ha vinto la battaglia contro Falun Gong

La Cina ha vinto la battaglia contro il movimento Falun Gong, la cui pratica è ormai azzerata. Lo afferma un funzionario di un’associazione vicina al governo comunista, il quale vanta i “successi” della campagna lanciata nel 1999 da Jiang Zemin per lo sradicamento di un culto ritenuto “illegale” e “sovversivo”.
Li Anping, della China Anti-Cult Association – movimento di volontari che godono del sostegno governativo – ha dichiarato che le persone “hanno compreso la vera natura del movimento” ed “è [ora] impossibile per loro organizzare attività di massa”. Pechino, invece, mantiene un basso profilo sulla questione; nei giornali ufficiali non si fa quasi menzione della campagna di repressione contro i praticanti del Falun Gong.
falun gong immagine repressione religiosa [1]
All’estero, attivisti e seguaci del movimento hanno organizzato marce e manifestazioni per ricordare le violenze del governo cinese. Il Falun Gong Information Centre, organizzazione con sede a New York, denuncia l’uccisione di 3mila adepti e decine di migliaia di casi di torture.
Nei giorni scorsi il gruppo per la tutela dei diritti umani Chinese Human Rights Defenders (Chrd) riferiva dell’arresto di tre avvocati nel nord-est della Cina, per il loro impegno a favore dei seguaci del Falun Gong. I fermi sono avvenuti fra il 2 e l’8 luglio scorso. Essi sono Liu Ruping, Wang Yonghang e Wang Ping e sulla loro sorte è calato il silenzio. Commentandola notizia, Renee Xia, direttore internazionale di Chrd, ha espresso “preoccupazione”, sottolineando che “queste azioni potrebbero segnare un progressivo peggioramento della situazione, per gli avvocati che si battono per i diritti umani in Cina”.
Il Falun Gong è una pratica di meditazione ed esercizi fisici ispirati alle tradizioni buddista e taoista, con la cura per la ginnastica e la respirazione, la ricerca della salute, dell’immortalità, della pace e dell’armonia. Il 25 aprile 1999 oltre 10 mila adepti manifestarono pacificamente a Pechino contro la violazione dei loro diritti. Nel luglio 1999 è cominciata – su suggerimento dell’allora presidente Jiang Zemin – una feroce persecuzione contro il gruppo, che aveva in Cina circa 100 milioni di seguaci. Il movimento è stato bollato come “organizzazione eretica” e “una minaccia per la stabilità sociale e politica”.
Fonte: Asianews, 22 luglio 2009