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Free Tibet: “Google sia esempio per tutti”

La decisione di Google di abbandonare la Cina a favore di Hong Kong “va applaudita, perché è una vittoria contro la censura. Noi speriamo che incoraggi gli utenti internet di Cina e Tibet a chiedere di buttare giù ‘Il Grande Firewall’, simbolo del controllo cinese sulla Rete”. È il commento rilasciato da Stephanie Brigden, direttore dell’Organizzazione non governativa Free Tibet, sulla scelta del colosso informatico di spostare i suoi server nell’ex colonia britannica.

La libertà di internet, continua la Brigden, “deve essere garantita dai governi e da quelle multinazionali, come Microsoft, che operano sul territorio cinese. La libertà di espressione e l’accessibilità dell’informazione sono punti fondamentali per le nazioni sviluppate e per la loro economia [1]. Alla fine di tutto il ragionamento, eliminare la censura è nell’interesse nazionale della Cina stessa”.

La scelta del colosso di Mountain View di combattere la censura comunista arriva al momento giusto. I leader cinesi hanno infatti politicizzato la Rete, adottando misure più severe di quelle già in atto, per controllare sempre di più i propri cittadini. E in Tibet le autorità hanno emesso sentenze sproporzionate e sempre più crudeli contro quei tibetani che hanno usato la Rete per comunicare al resto del mondo la vera situazione della regione.

Nel novembre del 2008 Wangdu, un operatore sanitario tibetano, è stato condannato all’ergastolo per aver mandato una mail fuori dalla regione che conteneva informazioni sulle proteste della primavera precedente. Sempre nel 2008, la signora Norzin Wangmo è stata condannata a cinque anni di galera per aver usato internet per dare informazioni sui diritti umani [1] violati in Tibet. Stessa sorte per Gonpo Tsering, 32 anni, condannato a tre anni agli inizi del 2009.

Fonte: AsiaNews, 24 marzo 2010