Foxconn, un milione di robot in Cina per evitare proteste

Con più di un milione di dipendenti, Foxconn è probabilmente il più grande datore di lavoro in Cina. A Foxconn City a Shenzhen si assemblano molti dei 70 milioni di iPhone e 30 milioni di iPad che Apple ha venduto l’ anno scorso; anche gruppi come Amazon, Nokia o Sony si affidano alla sua manodopera. Le cucine aziendali ordinano tre tonnellate di carne e tredici tonnellate di riso al giorno, mentre 300 dipendenti dirigono il traffico dei pedoni ai cambi turno per evitare che qualche operaio resti schiacciato. Attorno alle finestre sono stese delle reti per impedire che qualcuno si tolga la vita. Tutto questo sta per cambiare. Terry Gou, numero uno di Foxconn (controllata da azionisti di Taiwan), ha annunciato che entro il 2013 il gruppo installerà un milione di robot nei centri di montaggio di tablet e smartphone. Poiché i robot attivi nel mondo sono 1,1 milioni, la delibera del consiglio d’ amministrazione di una sola impresa basterà a raddoppiarne il numero. Le motivazioni di Foxconn non sono difficili da capire: di recente il gruppo era stato colpito da una serie di suicidi in fabbrica, dalle censure degli attivisti e dalle proteste degli operai. Negli impianti cinesi il costo del lavoro stava salendo del 20% l’ anno, come già successo in Italia, Giappone o in Corea in passato. In un certo senso, Apple torna alle origini. A inizio anni 90, i computer iMac venivano prodotti a Elk Grove in California in un impianto completamente robotizzato. Poi Steve Jobs decise che conveniva di più il lavoro manuale della Cina, più reattivo e a minore intensità d’ investimento. Ma ora la storia del capitalismo industriale chiude un altro cerchio e passa a un livello d’ automazione più alto. Per l’ Italia, terra dei robot dell’ Istituto di tecnologia di Genova, è una buona notizia. In futuro conterà meno il costo del lavoro e di più la capacità di produrre macchine sofisticate. Chi fornirà robot alle Foxconn del mondo farà fortuna. Serve formare tecnici, ingegneri, affrontare investimenti in ricerca. Non serve invece lamentarsi della Cina o abbaiare alla Luna.

Federico Fubini

Fonte: Corriere della Sera, 2 maggio 2012

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.