Forze di sicurezza cinesi cercano di reprimere avvocati dei diritti umani

Matthew Robertson, Epoch Times | 16/07/2015
L’avvocato per i diritti civili Wang Yu è stata prelevata dalla sua casa il 9 luglio 2015 da un decina di agenti delle forze della sicurezza cinesi.

Nella foto: Teng Biao, avvocato cinese dei diritti umani, a Washington il 3 giugno 2015. (Gary Feuerberg/Epoch Times)

In una campagna coordinata attuata nel corso degli ultimi giorni, le forze della sicurezza comuniste in Cina hanno preso in custodia oltre cento importanti avvocati che si sono occupati di delicati casi politici, e allo stesso tempo i media statali hanno cercato di ritrarre loro come minacciosi opportunisti.

La mobilitazione delle forze della sicurezza è stata la più concertata e di vasta portata che le agenzie del Partito abbiano mai intrapreso nei confronti di questi legali, e riguardo alla campagna non è stato fatto alcun annuncio ufficiale. Questi avvocati sono comunemente conosciuti come avvocati difensori dei diritti, per il loro impegno nel costringere il regime a mantenere le promesse delineate nella sua costituzione.

Le scomparse hanno iniziato a verificarsi a mezzanotte del 9 luglio 2015, quando Wang Yu, che ha a lungo cercato di difendere i diritti dei suoi assistiti ricorrendo al sistema legale, è stata portata via dalla sua casa dagli agenti della polizia.

«Dopo che avevo mandato mio marito e mio figlio all’aeroporto, mi trovavo in casa sola e indifesa. Anche la connessione a internet era stata staccata. Ho sentito qualcuno che cercava di forzare con una leva la porta e che parlava a bassa voce fuori da casa mia», ha scritto nel suo ultimo messaggio alla Chinese Human Rights Defenders, un’organizzazione non governativa che si occupa degli abusi in Cina nei confronti degli avvocati e di altri attivisti.

Sembra che anche altri membri della famiglia di Wang, tra cui il marito e il figlio, siano stati detenuti.

Subito dopo che è stata portata via, oltre cento altri avvocati di tutta la Cina hanno firmato una lettera aperta di condanna del trattamento subito, che è stata pubblicata sul sito web della China Human Rights Lawyers Concern Group, un’organizzazione non governativa di Hong Kong.

«Condanniamo con forza… la cattura della Wang avvenuta ricorrendo a mezzi che includono la recisione della rete elettrica e della connessione a internet», hanno scritto. «Tali azioni sono tipiche dei furfanti, sono gravi violazioni della giustizia procedurale e del principio dello Stato di diritto».

La lettera ha fallito il suo tentativo di dissuadere la polizia politica cinese, che nel giro di 24 ore ha esteso la sua massiccia retata, dalla città costiera di Tianjin nel Nord della Cina, a quella nell’entroterra di Chengdu, nel Sud-ovest del Paese.

‘SONO QUI’

Sono emersi anche gli ultimi messaggi di quelli che stati portati via e alcuni di questi suonano come le righe del copione di un film dell’orrore.

Ad esempio un assistente amministrativo presso gli uffici dello studio legale Fengrui Beijing stava parlando con l’avvocato Liu Xiaoyuan proprio nel momento in cui sono arrivate le autorità.

Stavano conducendo una normale conversazione quando la sua assistente Liu Sixin, ha improvvisamente cominciato a dire: «Sono qui, sono qui».

Al momento l’avvocato Liu Xiaoyuan è disperso, così come il direttore della società Zhou Shifeng. Questi arresti si sono verificati nella mattina del 10 luglio.

Anche Wang Yu era associata allo studio legale Fengrui Beijing, come pure un certo numero di altri avvocati che sono stati arrestati.

SCEREDITARE CON AGGRESSIVITÀ

Tutti questi individui sono stati etichettati dai media statali come facenti parte di un’associazione criminale. «Stanno usando i media statali per screditare nel complesso e in modo aggressivo, il movimento di difesa dei diritti e gli avvocati difensori dei diritti», ha affermato in una mail William Nee, ricercatore per Amnesty International.

Un altro noto avvocato, Li Heping, che ha difeso l’attivista dei diritti umani cieco Chen Guangcheng, è stato portato via nel pomeriggio dell’11 luglio. Secondo quanto riferisce l’avvocato Li Chunfu, la sua casa è stata perquisita dalla polizia.

I tentativi di Epoch Times di procurarsi informazioni specifiche sulle sparizioni sono stati ostacolati dal clima di paura. Un individuo che lavora presso lo studio legale Fengrui Beijing e che è stato contattato telefonicamente sabato scorso, è rimasto semplicemente in ascolto delle domande del giornalista senza dare alcuna risposta.

Il cellulare di Wang Quanzhang, un altro legale conosciuto che si è occupato di alcuni casi politicamente sensibili riguardanti ai diritti dei praticanti del Falun Gong, sembra che fosse stato spento. Al momento è stato impossibile contattare per via telefonica anche Huang Liqun, un avvocato ben noto per aver preso le difese dei petizionisti privati del diritto di voto. Un altro avvocato ancora, non appena ha compreso che stava parlando con un media straniero, ha detto: «Mi dispiace» e ha riattaccato.

Già alle prime ore del mattino del 12 luglio, i canali ufficiali cinesi di propaganda avevano iniziato ad attaccare alcuni degli stessi avvocati che erano stati portati via nei giorni precedenti.

Il Quotidiano del Popolo, giornale ufficiale del Partito Comunista, ha pubblicato un articolo in cui si annunciava che il Ministero della Pubblica Sicurezza stava «smascherando» i «segreti oscuri» degli avvocati difensori dei diritti.

Questi avvocati, sostiene il Quotidiano del Popolo, hanno lavorato «mano nella mano con i petizionisti e hanno istituito un’estesa associazione criminale, puntigliosamente organizzata con un’accurata divisione dei compiti». Hanno abusato di termini quali, giustizia, equità e difesa dei diritti per «scompigliare gravemente l’ordine sociale e raggiungere ogni sorta di obiettivo oscuro e segreto».

Le immagini mandate in onda dalla China Central Television, il canale televisivo di Stato, hanno mostrato alcuni individui che sembrano rilasciare auto-confessioni riguardo al loro coinvolgimento in queste attività.

I media statali hanno affermato che gli avvocati erano parte di un «cartello per la difesa dei diritti».

Circa 50 avvocati cinesi e cittadini al Centro di detenzione e Corte della città di Jingjiang, mentre chiedono la liberazione dell’avvocato per i diritti Wang Quanzhang, ad aprile 2013. È stato rilasciato poco dopo. (Per gentile concessione della fonte)

PANICO

Per quanto improvvisamente questi eventi sembrino essere accaduti, gli avvocati cinesi per i diritti che attualmente vivono al di fuori della Cina non sono rimasti affatto sorpresi.

«Il Partito Comunista è in uno stato di panico, quindi non gli rimane altro che fare uso dell’aggressione verbale», ha detto Jin Guanghong, avvocato attualmente residente a Washington D.C. che quando si trovava in Cina è stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico per il suo impegno in difesa dei diritti.

«Il punto di vista del Partito sulla questione è molto semplice: “Se voi avvocati volete rovinarci, noi rovineremo voi”», ha detto.

Gli avvocati per la difesa dei diritti cercano di utilizzare il sistema giuridico istituito dal Partito Comunista per far sì che il Partito riconosca quei diritti che sostiene di concedere a tutti i cittadini cinesi. Tuttavia, il Partito vede questi tentativi come una profonda minaccia nei confronti del suo dominio, ha detto Jin.

Teng Biao, uno tra i più importanti avvocati della Cina per la difesa dei diritti, attualmente in visita accademica all’Università di Harvard per una borsa di studio, ha detto sabato scorso in un’intervista telefonica che questa campagna era stata probabilmente programmata da tempo.

«Dal 2003 l’attività della comunità cinese dei difensori dei diritti è cresciuta ed è diventata sempre più potente. Le autorità si sono preoccupate e hanno voluto trovare un modo per stroncarla».

Ha poi aggiunto: «Lo hanno premeditato da un po’. È una pulizia generale di tutto questo gruppo di avvocati».

Se Teng fosse ancora in Cina, è probabile che sarebbe tra quegli avvocati presi di mira.

«Non hanno alcun modo per risolvere il problema», ha detto. «Se ne bloccano cinquanta, altri nuovi avvocati si schiereranno. Terranno semplicemente le persone in carcere e nuove persone continueranno a venire».

Reporting aggiuntivo di Luo Ya. Jenny Li ha contribuito alla ricerca delle informazioni.

Fonte,Epoch Times-http://epochtimes.it/n2/news/forze-di-sicurezza-cinesi-cercano-di-reprimere-avvocati-dei-diritti-umani-1971.html

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