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FIRENZE-Prato: Il procuratore capo accusa di omertà la comunità cinese

Duro attacco di Nicolosi alla presenza del console Wang Fuguo per i tre anni dal rogo della Teresa Moda: “Da un anno gli ho chiesto interpreti per le intercettazioni e non ho ricevuto alcuna risposta”. I numeri dei controlli: tre aziende su quattro sono irregolari.

Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi e il console cinese Wang Fuguo

PRATO. «C’è un sistema omertoso all’interno della comunità cinese». Duro l’attacco del procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi, alla presenza del console cinese a Firenze Wang Fuguo, in palazzo comunale in occasione dell’incontro pubblico a tre anni dal tragico rogo del Teresa Moda, che il 1° dicembre del 2013 costò la vita a sette operai cinesi. Nicolosi ha imputato alla comunità cinese una mancanza di collaborazione nelle indagini che riguardano l’illegalità e le condizioni di lavoro nelle aziende a conduzione orientale sul territorio pratese. «Già un anno fa avevo incontrato il console e avevo chiesto degli interpreti per tradurre le intercettazioni telefoniche necessarie allo svolgimento delle indagini. Nonostante la mia richiesta di collaborazione, non è arrivato nessun tipo di supporto. Il che costituisce un grosso ostacolo alla nostra attività».

«Mi auguro che questa reticenza non sia dovuta ad un timore per la propria incolumità. Tramite le nostre indagini – affonda ancora Nicolosi – abbiamo constatato che sul territorio esiste un controllo delle imprese a matrice cinese in tutto e per tutto simile a quello di tipo mafioso». Appaiono tesi dunque i rapporti tra la comunità cinese e le forze impegnate sul fronte del contrasto all’illegalità e lo scenario che si prospetta è tutt’altro che semplice, nonostante i numeri dei controlli effettuati sulle aziende orientali all’indomani del rogo di via Toscana siano positivi.

I numeri dei controlli. 7.305 imprese controllate (sulle 7.700 previste entro la fine del 2016), 868 dormitori abusivi, 1.459 macchinari sequestrati, 384 aziende sequestrate o chiuse e oltre 8 milioni di euro di sanzioni elevate. È questo il bilancio dei controlli sui capannoni cinesi dell’area metropolitana di Prato, Firenze, Pistoia e Empoli effettuati dagli ispettori della Asl del progetto regionale “Lavoro sicuro” dal settembre 2014 ad oggi, presentati ieri. «La tragedia del 1° dicembre ha segnato un punto di svolta, di fronte al quale è necessario dire “Mai più” – ha commentato la vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni – Questi numeri danno dei segnali confortanti per il futuro, ma bisogna perseverare. Lo scopo dei controlli è sì reprimere, ma anche prevenire, affinché cambino i comportamenti e si diffondano quei dei valori condivisi di legalità che stanno alla base di una comunità». Il 73% delle aziende controllate nel triennio è risultato non in regola, anche se la tendenza va verso un miglioramento (dall’11,8% di aziende in regola del settembre 2014 si è passati al 51,4% del novembre di quest’anno).

«I numeri non sono ancora del tutto soddisfacenti – ha spiegato il sindaco Matteo Biffoni – Però abbiamo trovato una strada. I controlli continueranno, con l’auspicio che le aziende siano virtuose fin dall’inizio, perché per chi vuole investire sulla nostra città le porte sono aperte, ma ci sono delle regole che vanno rispettate».

Controlli stabili e per tutti. I controlli continueranno, appunto, e, come ha spiegato il coordinatore del piano “Lavoro sicuro” Renzo Berti, da straordinari diventeranno strutturali. Partirà ad aprile 2017 la fase 2 del progetto, che durerà due anni e prevederà ispezioni più mirate, con verifiche sulla documentazione della aziende e in materia di formazione. Da aprile 2019 via poi alla terza fase, che renderà i controlli stabili, anche per le imprese “non cinesi”. E proprio nell’ottica di una stabilizzazione sono stati confermati fino al 2018 i 74 ispettori del lavoro assunti per il progetto, per l’assunzione a tempo indeterminato dei quali è in uscita un bando entro la fine del 2017, mentre si sta lavorando anche a livello statale per portare a Prato risorse aggiuntive anche per altre istituzioni (Tribunale e Procura in primis).

Il Tirrreno Edizione Prato,01/12/2016