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Finanziaria cinese: e se anche il popolo potesse votare?

I diritti civili e politici in Cina non sono molto tutelati, ma in un Paese che diventa sempre più ricco c’è chi inizia a convincersi che la popolazione dovrebbe partecipare in maniera più attiva quanto meno alle scelte finanziarie dei singoli comuni. Wenling, città di 1,7 milioni di abitanti, sta tentando di garantire questo tipo di partecipazione ai propri cittadini, concedendo loro il libero accesso alle udienze in cui i politici locali definiscono le scelte di allocazione delle risorse. Come è facilmente intuibile, il ‘pubblico popolare’ non partecipa attivamente al dibattito, ma si limita a portare all’attenzione dei politici locali le necessità personali, come la pavimentazione di una strada vicina alla fabbrica in cui lavorano o una maggiore copertura assicurativa a fronte di un raccolto andato male.

Il fatto che alcune città della Repubblica popolare abbiano pensato di permettere ai cinesi di partecipare al dibattito sulle questioni finanziarie ad impatto locale dipende principalmente dalla consapevolezza che una buona parte degli introiti delle amministrazioni locali dipende oggi dal gettito fiscale dei privati, e non più dai finanziamenti delle imprese di Stato, come succedeva fino a circa trent’anni fa.

Wenling non è l’unica città ad offrire questa opportunità alla propria comunità. Nella Repubblica popolare sono tanti gli esperimenti che vanno in questa direzione. I dirigenti locali che vogliono aumentare la rappresentatività delle scelte relative al bilancio condividono però anche la paura di mettersi in cattiva luce di fronte a Pechino. Ecco perché tendono a pubblicizzare poco queste udienze ‘aperte al pubblico’. Ed ecco perché quando i giornalisti occidentali sono corsi a Wenling per verificare di persona questi casi di ‘partecipazione diretta’ di stampo cinese, le udienze sono state temporaneamente sospese.

Fonte: Panorama, 24 maggio 2010