FINALMENTE L’ANTICOMUNISMO HA UN INDIRIZZO

Gianni Alemanno sindaco di Roma, esponente di spicco del PdL forse è stato l’unico uomo politico, di governo, che ha fatto qualcosa di istituzionale per ricordare il massacro di Piazza Tienanmen, il 3 giugno scorso, in Campidoglio insieme al Laogai Research Foundation Italia onlus, (www.laogai.it) un’associazione internazionale impegnata a far conoscere i laogai, i campi di concentramento, dove sono costretti al lavoro forzato diversi milioni di persone a vantaggio economico del solo regime comunista cinese. Nei laogai spariscono, con i criminali comuni, sacerdoti e vescovi cattolici, monaci tibetani, religiosi di ogni confessione, uomini, donne, bambini, oppositori politici, figure invisibili, condannate con iniqui processi o spesso catturate a caso per strada dalla polizia. La Laogai Research Foundation Italia presieduta da Toni Brandi, organizza mostre di foto, conferenze stampa e convegni per sensibilizzare i mass media e le autorità politiche italiane riguardo ai laogai e alla continua violazione dei diritti umani nella Cina comunista, come le esecuzioni pubbliche di massa e la vendita organi.
 Ora dopo il convegno del 4 giugno, la giunta capitolina nei giorni scorsi ha intitolato una strada ad Aleksandr Solzhenitsyn, è la prima capitale europea ad onorare così questo grande del ventesimo secolo. Solzhenitsyn, morto giusto un anno fa, insieme a Ronald Reagan e Karol Woitjla, “(…)è stato colui che, disvelando le atrocità segrete del comunismo, ha dato voce a milioni di vittime dimenticate il cui grido ha tirato giù il muro dell’indifferenza occidentale di comodo”. (Renato Farina, La libertà ha un indirizzo, via Solzhenitsyn a Roma, 4.8.09 Libero).
 Complimenti al sindaco di Roma e a chi collabora con lui per questa iniziativa che finalmente fa giustizia per una persona che ha combattuto la buona battaglia non solo scrivendo ma anche lottando a mini nude contro il più grande crimine della Storia, il comunismo. E’ significativa una frase che l’autore di Arcipelago Gulag ha detto: Per noi in Russia, il comunismo è un cane morto, mentre, per molte persone in Occidente è ancora un leone vivente. Era proprio così, aveva ragione Solzhenitsyn, il comunismo era adorato al di là del Muro, e forse ancora oggi, nonostante tutto, c’è ancora gente che lo adora. Lo scrittore russo ha rivelato il Gulag, l’arcipelago concentrazionario sovietico, ha ottenuto nel 1974 il Premio Nobel per la letteratura, è il simbolo della lotta al comunismo dei Gulag e dell’oppressione dei diritti umani. Queste sono le motivazioni che la giunta di Roma ha elencato per intestare una via della capitale. Solzhenitsyn non solo si è schierato simmetricamente contro la rivoluzione d’ottobre, ma ha voluto dare alla sua battaglia, da cristiano ortodosso, un significato spirituale, un cambiamento della propria vita, è la rivoluzione del cuore, – scrive Farina – l’inginocchiarsi dinanzi alla verità. E poi vivere nelle sue braccia.  L’Occidente impostando così la vita, non la vive mai, anzi muore ora e sempre. “Solženicyn si è impegnato a far capire in tutti modi possibili che il comunismo altro non era che un cancro dalla natura irrimediabilmente malvagia, e che se tutto aveva avuto origine dalla dimenticanza di Dio, tutto poteva finire solo tornando alla santità come ideale sociale “. (Giovanni Formicola, 4. 8. 08 L’Occidentale).
 Forse anche per questo l’opera di Aleksandr Solzhenitsyn fu poco amata e spesso ignorata dall’intellighentia occidentale, ancora oggi in libreria si trova vergognosamente poco e niente, si spera che l’iniziativa del comune di Roma possa essere di stimolo per una riscoperta di questo grande del XX ventesimo secolo.
 Un uomo che ha aiutato a vivere con coerenza un’intera generazione, senza mai piegare la schiena e la mente alle menzogne ideologiche del tempo.
“Non ci si deve affatto pentire di essere stati anticomunisti “- scrive Massimo Introvigne – “Si tratta di una memoria da coltivare per esserlo ancora, visto che c’è ancora chi si dice comunista “.

DOMENICO BONVEGNA
domenicobonvegna@alice.it

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