Film sul traffico d’organi ottiene un riconoscimento internazionale

Diane Palframan , Epoch Times | 6/11/2015

LONDRA— Human Harvest, un nuovo documentario che parla dell’uccisione di migliaia di prigionieri di coscienza in Cina per i loro organi, ha vinto il premio 2015 dell’Association for International Broadcasting (Aib). Il film, diretto da Leon Lee, è stato premiato come miglior documentario d’inchiesta internazionale, e già all’inizio del 2015 aveva vinto il prestigioso premio Peabody.

Leon Lee, regista di Human Harvest e la locandina del film Human Harvest, che raffigura una donna che pratica la meditazione del Falun Gong, con i prezzi dei suoi organi. (Flying Cloud Productions)

La pellicola è stata proiettata nel Parlamento britannico, prima della cerimonia di premiazione dell’Aib. «È un grande onore per me e per la squadra che mi è stata vicina per otto anni mentre abbiamo girato il film. Spero che sempre più persone verranno invitate a vedere il film e, cosa più importante, che tutto questo potrà fare la differenza e porrà fine al prelievo d’organi», ha detto il regista Leon Lee. Secondo i giudici che hanno assegnato il premio, Human Harvest «cattura l’orrore della storia attraverso una testimonianza credibile e una ricerca proattiva», aggiungendo che la storia ha sicuramente bisogno di essere conosciuta.

Human Harvest: Il commercio illegale d’organi della Cina racconta la storia di come in pochi anni, la Cina abbia dato avvio a una pratica sistematica di trapianto d’organi su grande scala, altamente redditizia e senza un sistema di donazione volontaria. Nel documentario viene messa in dubbio la legalità della fonte d’organi e la correttezza delle pratiche mediche negli ospedali cinesi, che trapiantano organi con tempi d’attesa di qualche settimana, sfidando le consuete procedure tipiche del mondo occidentale, dove in pazienti generalmente aspettano anni.

La verità si svela: gli organi vengono prelevati forzatamente dai prigionieri di coscienza, costituiti da cristiani indipendenti, tibetani, uiguri e dai praticanti del Falun Gong, un’antica disciplina spirituale perseguitata in Cina dal 1999. Il film rivela inoltre che i praticanti del Falun Gong rappresentano il gruppo di popolazione maggiormente preso di mira.

Esattamente come molte persone che ancora non conoscono questi fatti, anche il regista del film ha dovuto attraversare un processo di accettazione della verità. «Quando mi sono imbattuto in questo, nel 2006, non potevo proprio crederci. Pensavo che fosse una sciocchezza», ha confidato Lee. Tuttavia, dopo aver preso la decisione di verificare su questo tema, il regista si è convinto che il prelievo di organi su larga scala in Cina è effettivamente una macabra realtà.

Si stima infatti che almeno 40-60 mila persone siano state uccise per prelevare i loro organi tra il 2003 e il 2008, anche se Lee ha parlato in via ufficiosa di un chirurgo militare cinese che sosteneva che la cifra superasse le 600 mila persone. «Altre informazioni suggeriscono che potrebbero essere due milioni di persone – ha avvisato Lee – Siamo stati prudenti nel film. Quello che abbiamo mostrato è la punta di un iceberg».

Il regista ha ammesso che molte volte si era sentito senza speranza, ma dopo aver vinto il premio Peabody lo scorso anno, il film ha catturato l’interesse dei più importanti media. «I dirigenti dei media mi hanno detto che avevano sentito parlare del prelievo di organi in Cina, ma non l’avevano mai preso sul serio». Ora le cose stanno cambiando, al punto che il film è stato trasmesso in 20 Paesi ed è anche disponibile ufficiosamente in Cina. Lo stesso regista ha infatti confermato che, sebbene sia contrario alla pirateria, in Cina il film si può acquistare per dieci yuan.

Lee è sempre più convinto del potere della pellicola. Nonostante riconosca che sia necessario un ulteriore lavoro per fermare queste atrocità in Cina, ritiene comunque che il cambiamento stia arrivando e che la sensibilizzazione delle coscienze umane aiuterà in questo processo. «Quando la gente mi chiede cosa si può fare considerando che la Cina è così grande e potente, io dico loro di fare un passaparola ai familiari, agli amici e ai colleghi, affinché più persone conoscano tutto questo. In questo modo finirà prima».

Fonte,Epoch Times,http://epochtimes.it/n2/news/film-sul-traffico-dorgani-ottiene-un-riconoscimento-internazionale-2843.html

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