In fiamme la mansarda trasformata in laboratorio: due cinesi morti nel Pratese

Le vittime, un uomo e una donna di 35 anni. Nella casa c’erano postazioni di lavoro. Il procuratore: “E’ più grave del rogo di Teresa Moda.

Le fiamme si sono alzate all’improvviso poco prima dell’alba, dalla mansarda di una villetta di Vaiano, paese in provincia di Prato. E’ lì, all’ultimo piano della casa-laboratorio piena di macchine taglia e cuci che sono stati trovati due corpi carbonizzati. Sono di due cittadini cinesi, un uomo e una donna, entrambi di 35 anni che hanno provato disperatamente a mettersi in salvo senza riuscirci. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco quando l’incendio era ancora in corso. Tramezzi e macchine per la maglieria: quell’abitazione affittata da una donna italiana a una famiglia cinese era stata trasformata in un laboratorio, ma secondo quando hanno spiegato i due cinesi che sono morti “erano arrivati soltanto la sera prima, erano ospiti e dormivano nella mansarda”. Una versione tutta da controllare.

Il sospetto, visto l’alto numero delle macchine trovate nelle stanze, è che la mansarda venisse usata come un dormitorio e l’appartamento al primo piano come laboratorio. Ventinove infatti le postazioni tessili trovate. “Il 3 agosto scorso avevamo mandato la diffida perché l’abitazione veniva usata come laboratorio e che quelle persone stavano violando il contratto” ha riferito la proprietaria dell’immobile. Sulla vicenda interviene il procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi: “Si tratta di una nuova tragedia figlia dell’illegalità. La situazione nella quale questa notte sono morte due persone è ancor più grave del rogo della Teresa Moda: impiantare un’azienda in una civile abitazione rende più difficili i controlli. Serve più collaborazione da parte di tutti, non solo dei proprietari italiani, altrimenti si continuerà a morire sul posto di lavoro”.

Vaiano, località La Tignamica. E’ lì che sono arrivati i carabinieri e i tecnici del lavoro della Asl. I due cinesi sono morti per asfissia secondo quanto spiegato dagli investigatori. Una donna cinese di 46 anni che si trovava al piano di sotto è stata portata in ospedale per una intossicazione da fumo, ma le sue condizioni non sono gravi.

IL PRECEDENTE La tragedia di oggi  ne riporta alla mente un’altra, quella del 1 dicembre 2013 quando in un laboratorio del  Macrolotto 0 di Prato, da Teresa Moda, azienda con un nome italiano ma gestita e diretta da cinesi, morirono bruciati sette fra operai e operaie cinesi che dormivano all’interno dello stesso stabile. Da allora la Regione Toscana ha avviato controlli a tappeto a Prato e la situazione, stando ai dati forniti, è migliorata. In tre anni sono state visitate oltre 8.200 aziende cinesi (ci cui 5000 soltanto nella città del distretto tessile): 400 i sequestri, oltre 4000 le prescrizioni, ma l’84% delle aziende dopo i controlli non è scomparsa, ha pagato le sanzioni e proseguito le attività. “Il mondo dell’impresa ha reagito positivamente – aveva sottolineato il presidente della Regione Enrico Rossi – è sicuro che non sono stati riaperti i 1400 dormitori nelle aziende che abbiamo scoperto”. Ma quel numero: 1.400 dormitori abusivi raccontano perfettamente la realtà di una città che da anni deve combattere con il mancato rispetto delle regole di una parte della comunità cinese. E non riguarda soltanto i laboratori del pronto moda, ma un po’ tutte le attività urbane: dallo smaltimento dei rifiuti agli studi medici abusivi, i negozi di parrucchiere nelle case, la abitazioni trasformate in dormitori ad altissima densità abitativa.

Parla la  proprietaria italiana dell’immobile in cui a Vaiano (Prato) si è sviluppato l’incendio costato la vita a due cittadini cinesi di 35 anni. “Lo scorso 3 agosto avevamo mandato una diffida”, spiega, “perché l’appartamento era stato trasformato in un laboratorio”:

La Tignamica, la zona di Vaiano in cui si è sviluppato l’incendio è in campagna e diverse delle case della frazione sono abitate da cinesi. Sul posto oggi è arrivato il presidente della Regione Enrico Rossi per esprimere il suo cordoglio. “Siamo di fronte non a un’azienda ma a una civile abitazione abusivamente trasformata in laboratorio e proprio perché era una civile abitazione, per entrarci e controllare, sarebbe occorso un mandato di perquisizione dell’autorità giudiziaria” sottolinea. “Fatti del genere non possono che sollecitare una forte mobilitazione di istituzioni e cittadini affinché segnalino e denuncino situazioni in cui si sospettano realtà di questo tipo, perché episodi come quello di Vaiano non abbiano più ripetersi”. Il presidente ha poi rivolto un appello: “ai proprietari di case affittate che, pur non avendo un obbligo di denuncia, possono comunque incorrere in responsabilità penali nel momento in cui si trovano, seppure indirettamente, in situazioni del genere. Qualora si sospetti di trovarsi di fronte a una situazione illegale, si faccia denuncia alle procure e alle autorità competenti in modo che si avviino le necessarie verifiche ed i controlli”.

IL CORDOGLIO DEL VESCOVO “Piangiamo due morti, deceduti in circostanze drammatiche tra le nostre case. La morte di due cittadini cinesi ci ricorda che siamo tutti uguali, nella comune umanità, di qualunque colore sia la pelle” ha detto monsignor Franco Agostinelli. “Le cause dell’incendio – prosegue – sono ancora in corso di accertamento. Si ripropone in ogni caso la promiscuità tra abitazioni e laboratori di confezione, gestiti perlopiù da cittadini di origine cinese, ancora gravemente diffusa nei nostri quartieri. Due anni fa questa situazione fu denunciata con risolutezza e parole inequivocabili anche da Papa Francesco, durante la sua visita a Prato. Non poco è stato fatto in questi anni per prevenire e reprimere. Ma, con tutta evidenza, c’è ancora molto da fare. È questa una delle emergenze del nostro territorio, a cui dare, con effettiva priorità, risposta. Non possiamo – conclude il vescovo – continuare a tollerare situazioni che ledono così palesemente leggi, sicurezza, diritti”.

LE RICHIESTE DELLA UIL  La Uil esprimendo “le più sentite condoglianze per le vittime” aggiunge: “a siamo anche preoccupati perché questo potrebbe non essere l’ultimo episodio. In tutti questi anni di sforzi e impegni da parte di tutte le istituzioni, l’illegalità in alcune zone nel nostro territorio è, ad oggi, ancora irrisolta. Nessuno ha la ricetta giusta, certo, ma è evidente che serve un ripensamento complessivo su come affrontare il problema”. “Siamo perplessi – afferma Qamil Zejnati, segretario Uil Tec Toscana e Prato – di fronte a ipotesi di controllo serrato casa per casa. Abbiamo la presunzione di vivere in un paese libero e democratico, mettere in atto controlli a tappeto significa, in definitiva, non essere più padroni in casa propria. Tuttavia abbiamo il dovere di trovare risposte per fermare questa scia di sangue. Come Uil proponiamo un grande tavolo sulla sicurezza sul lavoro, che coinvolga tutti gli attori a cominciare dallo Stato cinese attraverso il suo consolato, con l’obiettivo di formare una nuova coscienza nei lavoratori e negli imprenditori cinesi che operano nel nostro territorio”.

La Repubblica.it, 26 agoso 2017

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